Controversa interpretazione normativa in tema di etichettatura e di Made in Italy

27 luglio 2013

(Per info: Corriere della Sera del 27/07/2013 art. a firma di Fabio Savelli)

E’  sorta di recente una polemica sull’utilizzo del tricolore sulle confezioni di un notissimo produttore italiano di pasta. In particolare si è sostenuto che il vessillo tricolore sulle confezioni risulterebbe fuorviante agli occhi del consumatore, in quanto il grano utilizzato non sarebbe 100% italiano. In tema di etichettatura dei prodotti l’art 4 della Legge n 4 del 3/2/2011 così recita: “Per i prodotti alimentari trasformati, l’indicazione (di origine – aggiunta redazionale) riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti”. L’associazione dei produttori di pasta Aidepi, sembra ritenere però impropria tale impostazione in tema di etichettatura di origine, in quanto a suo giudizio non si vende un prodotto, ma lo stile Italia in esso incorporato, vale a dire il saper fare, o meglio la ricetta per la trasformazione del grano duro in farina, in altri termini un know how tipico del Made in Italy.
(Anche a nostro avviso il testo della norma richiamata non sembra consentire una interpretazione univoca al riguardo).