L’AGCM invita a superare il regime di monopolio della SIAE alla luce dei principi stabiliti nella Direttiva 2014/26/UE

12 dicembre 2016

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inviato al Parlamento e al Governo un parere in materia di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi mettendo a confronto la normativa italiana sul diritto d’autore vigente con la direttiva 2014/26/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Le maggiori criticità messe in luce dall’Autorità riguardano soprattutto il mantenimento del monopolio legale della Siae previsto dall’art. 180 della Legge sul diritto d’autore (L. n. 633/1941) che sembra ormai contrastare con le disposizioni della Direttiva 2014/26/UE il cui nucleo fondamentale è costituito dalla libertà di scelta riconosciuta ai titolari dei diritti nell’individuare un organismo di gestione collettiva “indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti”.

Tale principio sembra purtroppo essere del tutto estraneo alla normativa italiana che, come anticipato, all’art. 180 della L. 633/1941 riserva in via esclusiva alla Società Italiana degli Autori e degli Editori (SIAE) l’attività di intermediario.

L’AGCM ha rilevato come tale norma si riveli ormai inadeguata soprattutto alla luce del continuo sviluppo dell’evoluzione tecnologica che ha determinato nuove modalità di utilizzo delle opere. A causa dell’esclusiva accordata alla Siae, infatti, le altre collecting societies sono costrette a stabilirsi presso altri Stati membri con la conseguenza di una forte limitazione della libertà d’iniziativa economica nonché della libertà di scelta degli utilizzatori.

Cugia Cuomo & Associati Studio Legale – Per gent. concessione. Pubblic. il 24/10/2016

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La tematica della tutela del copyright è oggi di rilevante attualità in quanto coinvolta nella rivoluzione dello streaming, contrassegnata – a livello mondiale - dal sorpasso dei ricavi da digitale su quello generato da supporti fisici. E, se da una parte si assiste anche alla flessione delle vendite dei CD, aumentano per converso quelle di supporti fisici che fanno “vintage”, come i dischi in vinile di qualche decennio fa.

Ma la novità più importante, è però rappresentata dall’affermarsi di una nuova generazione di consumatori di musica – non solo millennials – che accettano di accedere legalmente alla musica e di pagare per ascoltarla su tutti i devices che lo consentono, come, ad esempio: Spotify, Deezer, Napster/Rhapsody, Tim Music, Playme, iTunes, Apple Music.

Naturalmente esiste ancora una larga fetta di free-downloads musicali che non generano reddito per gli artisti, a motivo del ricorso a quelle zone grigie del web (cosiddetti safe harbours internazionali) che permettono, appunto, di evitare legalmente di pagare l’obolo del diritto d’autore.

Tanto che quella che segue è l’importante annotazione presente nell’interessante Report 2016 di Ipsos Connect – IFPI: MUSIC CONSUMER INSIGHT: “ Copyright infringement remains a significant problem: more than one-third (35%) of internet users access unlicensed music content. Infringement is changing, with half (49%) of 16-24 year olds stream ripping from sites like YouTube” .

A questo proposito è allora utile ritornare alla SIAE, sul cui sito appare questa importante news: “La Società Italiana degli Autori ed Editori e Netflix, il più grande servizio audiovisivo on demand del mondo, annunciano di aver siglato un accordo di licenza per l’utilizzazione sulla piattaforma a disposizione degli abbonati italiani di opere musicali e audiovisive tutelate dalla Sezione Musica e dalla Sezione Cinema di SIAE. L’intesa è frutto di una lunga e collaborativa negoziazione per garantire l’equo compenso (grassetto di redazione) agli autori delle opere cinematografiche e assimilate e la remunerazione degli autori ed editori delle colonne sonore, come previsto dai modelli contrattuali comuni a tutti gli operatori del settore”.

Inoltre, come riportato dal Direttore generale della SIAE su Formiche del 10/12/16: “ Nel 2013 Siae con la francese Sacem e la spagnola Sgae, ha fondato Armonia, hub che riunisce nove società di collecting. L’obiettivo dei licensing hub è da una parte avere più forza per negoziare con i grandi player digitali i diritti degli autori……” e ancora “ Siae con Armonia è impegnata in prima linea nello lotta al value gap, ossia il divario tra il valore ricavato dagli intermediari tecnici (come Google, Facebook o YouTube) attraverso la distribuzione dei contenuti creativi (musica, cinema, video, news, ecc.) e il valore minimo che viene riconosciuto agli autori dei contenuti”.

(Per maggiori dettagli in tema di “equo compenso” si veda la news dell’avv. V. Cerulli Irelli)