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Una tutela del made in italy che si fa sentire sempre piu’ forte, anche contro l’italian sounding

10 dicembre 2017

E’ con vero piacere che proponiamo alla Vostra attenzione taluni provvedimenti mirati alla tutela del Made in Italy nel comparto alimentare. Si tratta di due provvedimenti pubblicati due mesi fa dalla Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (Antitrust) - con i quali viene chiaramente ribadita la necessità di non confondere i consumatori con diciture quali: Product of Italy, se l’origine della materia prima non lo può consentire – e di un decreto del MIPAAF.

Contrasto all’Italian Sounding

Come si legge negli atti del Provvedimento Antitrust 26765, la pratica commerciale oggetto del procedimento ha riguardato la diffusione – attraverso etichette apposte sulle confezioni delle conserve “pomodori secchi a filetti in olio” e “frutto del cappero” prodotte e commercializzate dalla Citres S.p.a,, di messaggi pubblicitari che potrebbero essere ingannevoli nella presentazione delle caratteristiche principali dei prodotti, con specifico riferimento all’origine geografica. In particolare la dicitura “Product of Italy” accostata ad una bandierina italiana presente sulle etichette, attribuiva ai prodotti stessi una provenienza geografica che, in realtà, non risultava vera, poiché i pomodori secchi ed i capperi risultavano importati rispettivamente dalla Turchia e dal Marocco. L’Antitrust rilevava come in proposito la società in parola avrebbe posto in essere una pratica commerciale scorretta diffondendo informazioni idonee, anche in virtù della loro presentazione complessiva, ad indurre in errore circa la provenienza geografica della materia prima impiegata, “alterando sensibilmente la capacità del consumatore di assumere una decisione consapevole”.

A tale proposito si devono considerare gli articoli 20, 21 comma 1 lettera b), e 22 del codice del Consumo. La soc. Citres, ancorchè difendendosi sostenendo la conformità delle etichette al Codice doganale UE, che considera lecita la scritta “Made in Italy” quando l’ultima trasformazione sostanziale del prodotto viene fatta in Italia, si era comunque impegnata a modificare sostanzialmente le diciture, presentando impegni ritenuti idonei dall’Antitrust a soddisfare i requisiti previsti dall’art. 27comma7 del codice del Consumo.

In particolare – per le referenze “Pomodori secchi a filetti”da 290 grammi e “Frutti del cappero” da 540 grammi, la Citres si è impegnata a mantenere permanenti le modifiche già implementate, e consistenti nella rimozione dalle etichette della bandiera Italiana e della dicitura “Product of Italy”.

Mentre, per le referenze “Frutti di cappero” da 290 grammi, si è impegnata ad eliminare dalle etichette la dicitura “Product of Italy”, a riportare nella lista degli ingredienti, accanto al lemma “frutto del cappero”, la precisazione “origine: Extra UE, collocando la bandierina italiana sotto la lista degli ingredienti, nello stesso campo visivo, a significare il luogo di trasformazione.

Il provvedimento 26766 – ai sensi dell’art 18 lettera a) del Codice del Consumo, fa invece riferimento alla impresa individuale Conserve Bonetto, ed alla diffusione, attraverso etichette apposte sulle confezioni di spicchi di carciofi in olio di girasoli dalla stessa prodotte e commercializzate, di un messaggio pubblicitario che potrebbe essere ingannevole nella presentazione delle caratteristiche principali del prodotto, con specifico riferimento all’area geografica. Ciò in quanto l’immagine di un cesto di carciofi accostata a quella della bandiera italiana e alla dicitura “Prodotto e confezionato in Italia” riportate sull’etichette delle confezioni, evocano una provenienza geografica che non appare corrispondere al vero, trattandosi di carciofi importati dallEGITTO. Al pari della Citres , anche l’impresa individuale Conserve Bonetto, ancorchè difendendosi sostenendo la conformità delle etichette al Codice doganale UE che considera lecita la scritta “Made in Italy” quando l’ultima trasformazione sostanziale del prodotto viene fatta in Italia, si era comunque impegnata a modificare sostanzialmente le diciture, concretizzando entro 60 giorni gli impegni presentati e ritenuti idonei dall’Antitrust. Vale a dire l’adozione di una nuova etichetta dalla quale viene espunta la bandiera italiana per tutte le confezioni dei prodotti , ad esclusione dei funghi champignons, che sono di effettiva provenienza italiana, nonché l’eliminazione delle scorte delle precedenti etichette ancora giacenti in magazzino.



A commento di quanto sopra:

- una speciale menzione va al Nucleo Carabinieri NAS di Padova, che in entrambi i casi hanno consentito, con le loro segnalazioni, di attivare l’intervento dell’ANTITRUST;

-un invito a chiunque confezioni prodotti con “ingredienti primari importati” a leggere ed applicare con attenzione il contenuto degli articoli 9 e 26 del Regolamento UE 1169/2011.

L’utile indicazione di origine sulla pasta

Anche il Decreto grano/pasta del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali - (GU Serie Generale n.191 del 17-08-2017) firmato dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda – e che entrerà in vigore il 17 febbraio 2018 – va nella giusta direzione.
Come si legge sul Comunicato stampa dello stesso Ministero: “il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta (cdr) le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".
ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA. L'indicazione sull'origine dovrà essere apposta in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibile, chiaramente leggibile ed indelebile”.
È stato al riguardo obiettato - da parte di qualche importante produttore italiano di pasta - che i grani migliori non crescono solo in Italia, tanto che molti anni fa ci si vantava di utilizzare grano prodotto in Ucraina. Ma la politica deve fare i conti con costi e benefici di un diffuso fenomeno di mercato che può creare rischi di natura cognitiva per la parte debole sul mercato: i consumatori. I quali in gran parte sanno, o possono facilmente immaginare, che grandi e famosi nomi del settore sanno produrre essi stessi all’estero, ed importare, grani e farina di elevata qualità.

Quando la soffiata diventa agevolata

Aal di fuori dell’Italian Sounding segnaliamo invece che, grazie ad un accordo siglato tra la Regione Toscana, il Comune Prato e la Asl Toscana Centro, è stato reso attivo sul territorio pratese un numero verde che accoglierà quanto i cittadini vorranno opportunamente segnalare circa l’esistenza di laboratori abusivi allestiti dentro abitazioni private. Per quanto l’obiettivo primario – dopo i tragici fatti di Vaiano del 26/08/2017 - sia quello di offrire un servizio mirato a promuovere sicurezza e legalità a sostegno del “Piano straordinario per il lavoro sicuro”, a nostro avviso questo tipo di segnalazioni contribuirà comunque, anche se indirettamente, a contrastare processi lavorativi clandestini finalizzati alla fabbricazione di prodotti contraffatti.