Cosa colpisce la contraffazione e chi la produce (seconda parte)

28 giugno 2019

Grati per la disponibilità dei dati fornitici (N1) dall’Agenzia Dogane Monopoli, completiamo di seguito le evidenze dei sequestri avvenuti nel corso del 2017 , oltre a fornire nuovi dati desunti dalla recente indagine OCSE/EUIPO sulla contraffazione.

Per quanto riguarda quantitativi e tipologie dei prodotti sequestrati in Italia la indagine dell’Agenzia Dogane sottolinea come: “i maggiori quantitativi sequestrati sono stati realizzati a Genova – Voltri e Passo Nuovo (37,1% del totale dei sequestri per contraffazione – principalmente giocattoli, portachiavi, penne e prodotti per l’illuminazione), all’aeroporto di Roma – Fiumicino (il 14,3% – principalmente etichette, accessori per cellulari e bracciali), al porto di La Spezia (il 9,3% del totale – trattasi principalmente di abbigliamento e relativi accessori), all’ufficio di Roma 1 (7,8% - abbigliamento), all’aeroporto di Bergamo – Orio al Serio (3,9% del totale – principalmente etichette/adesivi ed accessori per cellulari) e al porto di Gioia Tauro (il 3,5% del totale – principalmente giocattoli). L’analisi della cartina dei maggiori sequestri permette di individuare come i principali flussi provenienti dalla Cina prediligano i porti del lato tirrenico quali: Genova, Gioia Tauro, La Spezia e Cagliari più l’aeroporto di Roma Fiumicino; per i flussi provenienti dall’Asia, quali India e Hong Kong gli aeroporti di riferimento risultano essere quelli di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Pisa; per i flussi di merce contraffatta provenienti dall’ America Centrale (nel caso di specie il Messico) il porto di riferimento risulta essere quello di La Spezia mentre per i flussi provenienti dal medio oriente (Turchia) il porto di riferimento risulta essere quello di Catania”.





Uno sguardo al panorama della UE

Questo secondo rapporto OCSE/EUIPO, aggiornato sulla base dei dati relativi al 2016, stima che in quell'anno – a livello mondiale - il commercio internazionale di prodotti contraffatti e pirata potrebbe avere raggiunto i 509 miliardi di dollari, all’incirca pari al 3,3 % del commercio mondiale. Tale importo non comprende prodotti contraffatti e piratati prodotti e venduti all’interno delle singole nazioni, così come i prodotti digitali piratati distribuiti via Internet. Mentre il precedente studio dell'OCSE-EUIPO, che si basava sulla stessa metodologia, stimava che fino al 2,5 % del commercio mondiale era costituito da merci contraffatte e piratate nel 2013, per un ammontare 461 miliardi di dollari. Tra il 2013 e il 2016, la quota del commercio di merci contraffatte e piratate nel commercio globale sarebbe quindi cresciuta in modo significativo e in un periodo – peraltro - di relativo rallentamento del commercio mondiale. In tal modo segnalando l'intensità crescente dei rischi a danno della proprietà intellettuale (IP).

Venendo ai dati per la UE, lo studio segnala che, nel 2016, le importazioni di prodotti contraffatti e piratati nell'UE ammontavano a 121 miliardi di euro (134 miliardi di euro), pari all’incirca al 6,8 % delle importazioni dell'UE, rispetto al 5 % delle importazioni UE invece nel 2013. Trattasi di risultanze basate sugli importi dei sequestri doganali in ambito comunitario, e non includono pertanto prodotti contraffatti e piratati prodotti e venduti internamente, né includono contenuti digitali piratati su Internet.

Di seguito l’elencazione dei settori principalmente a rischio di contraffazione. I dati sono espressi in termini della media 2014-2016 dell’indice GTRIC-p (N2), con valore massimo pari a 1.

Top 15 industries likely to suffer from counterfeit EU imports

Perfumery and cosmetics (33) 1.000 Articles of leather; handbags (42) 1.000 Watches (91) 1.000 Toys and games (95) 1.000 Tobacco (24) 1.000 Footwear (64) 1.000 Knitted or crocheted fabrics (60) 0.994 Clothing, knitted or crocheted (61) 0.992 Miscellaneous manufactured articles (96) 0.926 Optical, photographic, medical apparatus (90) 0.866 Electrical machinery and electronics (85) 0.534 Jewellery (71) 0.513 Beverages (22) 0.360 Pharmaceutical products (30) 0.323 Vehicles (87) 0.245.

Per quanto riguarda i fattori drivers di tale deletereo fenomeno, lo studio elenca: - la presenza, nei Paesi produttori di contraffatto, di elevati livelli di corruzione e la carenza di significativi livelli di protezione intellettuale;

- la presenza delle Free Trade Zones, (FTZ) dato che la quota di prodotti contraffatti provenienti da economie che ospitano le 20 maggiori FT è due volte più grande rispetto alle economie che non ospitano FT. L'esistenza, il numero e le dimensioni delle FTZ in un Paese sono correlati all'aumento del valore dei prodotti contraffatti e piratati esportati dall'economia di quel Paese;

Tra gli impatti negativi l’indagine ricorda come - in generale - per i governi la contraffazione significhi perdita di gettito fiscale, aumento della disoccupazione, e distorsioni del mercato del lavoro. E, segnatamente per l’Italia, lo studio indica che almeno 88.000 posti di lavoro sono andati perduti a causa della contraffazione e della pirateria., equivalenti al 2,1% dei dipendenti a tempo pieno nei settori direttamente interessati dalla contraffazione. E che nel 2016, nel nostro Paese il commercio di merci contraffatte e piratate ha comportato una riduzione delle entrate fiscali pari a quasi 10,3 miliardi di euro, l'equivalente del 3,2% delle imposte riscosse sommando gli introiti dell’IVA con quelli delle imposte dirette sui redditi personali e societari e degli oneri sociali; vale a dire lo 0,62% del PIL.

------------------------------

(N1) Per gentile concessione del Dott. Maurizio Montemagno www.agenziadoganemonopoli.gov.it.

(N2) Il GTRIC-p è un indice ponderato in base a due sottocomponenti: 1) i valori dei prodotti contraffatti e piratati in termini assoluti in una determinata categoria di prodotti e, 2) la quota del commercio di prodotti contraffatti e piratati in quella categoria di prodotti.