Notizie dalla e sulla rete

25 gennaio 2014

E’ una rubrica dedicata al mondo di internet, e più in generale delle comunicazioni in rete


1) Campo Libero all’avvento di nuove norme per la tutela della mozzarella DOP.

   Il Governo ha in corso l’esame di nuove norme che riguardano la disciplina di produzione della Mozzarella di Bufala Campana DOP.
   Il piano d’azione del Ministero delle Politiche Agricole - denominato appunto “Campo Libero” - ha inserito tali norme entro il decreto legge concernente la semplificazione nel settore agricolo. Vi si definiscono gli spazi da dedicare alla esclusiva produzione della Mozzarella DOP, da effettuarsi con latte proveniente da allevamenti inserti nel sistema di controllo della Mozzarella di Bufala C.ampana. A tal fine ai produttori di latte bufalino viene imposto l’obbligo di adottare sistemi idonei a garantire la rilevazione e la tracciabilità di tale prodotto.
   A beneficio dei consumatori, non si può che concordare su tali inasprimenti normativi quando si tocca l’argomento tracciabilità.
   Ma, se dal latte passiamo alla carne, è bene ricordare allora come importanti associazioni imprenditoriali agricole si lamentino da tempo della normativa UE al riguardo. Laddove ha imposto l’obbligo di indicare nelle etichette la provenienza della carne bovina, senza estenderlo a quella suina, che rappresenta notoriamente una fetta molto ampia del consumo di carne in ambito comunitario.

2) ATTESE A BREVE MODIFICHE AL CODICE DEL CONSUMO
  • Al primo posto proponiamo alla Vostra attenzione il recepimento incorso, nel nostro paese, del contenuto della Direttiva UE n 83 del200 in tema di contratti a distanza, destinato ad apportare significative modificazioni al testo del Codice del Consumo.
  • Il Governo, lo scorso Dicembre, aveva approvato un decreto legislativo in tal senso, che prevede l’applicazione delle nuove norme a partire dal 13/06/2014, decreto attualmente all’esame della camera dei deputati.
  • Le modifiche di maggior rilievo mirano:
    • A portare a 14 il numero dei giorni entro i quali i consumatori possono recedere da un contratto di acquisto
    • Ad eliminare spese e costi nascosti nelle comunicazioni su internet, richiedendo ai consumatori di manifestare espressa conferma di avere preso atto di tutti i costi a pagamento
    • A consentire il rimborso da parte dei commercianti, al massimo entro 14 giorni successivi a quello del recesso, informando anticipatamente l’acquirente se tali costi rimarranno eventualmente a suo carico
    • Ad eliminare l’addebito di sovratasse o costi supplementari – per i pagamenti con carte di credito o altri mezzi, e limitando quindi tale addebito all’importo effettivamente sostenuto per offrire il sistema di pagamento
    • A vietare l’applicazione, alle chiamate telefoniche che il consumatore debba effettuare per tali servizi di vendita, di tariffe superiori a quelle base per le normali chiamate


3) IMPORTANTE SENTENZA IN TEMA DI TASSAZIONE DEL COMMERCIO ELETTRONICO

   Con sentenza n 1881 del 18/0172014, la Corte di Cassazione ha sancito il criterio in base al quale determinare le condizioni di imponibilità fiscale internazionale dei proventi di tale commercio.
   Ha in particolare stabilito come non sia tanto importante a tal fine il luogo in cui si trova la piattaforma web con la quale si realizza l’attività di commercio elettronico, bensì quello nel quale risulta fiscalmente residente la società che gestisce detta piattaforma.
   Tale sentenza fornisce rilevanza giuridica a fini impositivi al paese (es. A) nel quale è ubicata la società di management della piattaforma, indipendentemente dal fatto che nel paese B la stessa società risulti aggiudicataria di specifiche concessioni per l’utilizzo della piattaforma e che la clientela dei servizi erogati con tale piattaforma sia prevalentemente residente nel paese B.
   Un siffatto criterio di determinazione dell’oggetto sociale rilevante a fini fiscali è a nostro modesto avviso insufficiente a colpire – in particolare nel rapporto tra corporations multinazionali e mercato UE - la sofisticazione formale con la quale vengono organizzate le strutture societarie di grandi gruppi multinazionali, anche e soprattutto a fini di elusione fiscale.
   Basti pensare al riguardo che, nella maggioranza dei casi e proprio a motivo della competizione fiscale tra stati, i cosiddetti paesi B si identificano, o con paesi UE paradisi fiscali quanto a tassazione di determinati redditi o, in alternativa, con un diverso paese UE nel quale - nuovamente - il prelievo fiscale non è previsto dalla normativa nazionale se la società, ancorchè in esso regolarmente registrata e che vi riceve proventi, risulta “a sua volta “gestita” dal management di una soc. controllante residente fiscalmente in un paese terzo, quasi sempre situato fuori dalla UE.
   La soluzione di questo dilemma – apparentemente inconciliabile sul piano normativo - non può dunque che essere trovata nella formulazione di un apposito Regolamento UE redatto con uno spirito che si conformi anche ai principi che la stessa OCSE ha sancito nel 2011 con l’emanazione delle Guidelines for Multinational Enterprises
   Al capitolo Commentary on General Policy vi si legge infatti:
“The Guidelines recommend that, in general, enterprises avoid making efforts to secure exemptions not contemplated in the statutory or regulatory framework related to human rights, environmental, health, safety, labour, taxation and financial incentives among other issues, without infringing on an enterprise’s right to seek changes in the statutory or regulatory framework. The words “or accepting” also draw attention to the role of the State in offering these exemptions. While this sort of provision has been traditionally directed at governments, it is also of direct relevance to MNEs.
   Importantly, however, there are instances where specific exemptions from laws or other policies can be consistent with these laws for legitimate public policy reasons. The environment and competition policy chapters provide examples”.
   Mentre nel capitolo dedicato alla tassazione delle multinazionali “Commentary on Taxation” si legge:
   “An enterprise complies with the spirit of the tax laws and regulations if it takes reasonable steps to determine the intention of the legislature and interprets those tax rules consistent with that intention in light of the statutory language and relevant, contemporaneous legislative history.
   Transactions should not be structured in a way that will have tax results that are inconsistent with the underlying economic consequences of the transaction unless there exists specific legislation designed to give that result. In this case, the enterprise should reasonably believe that the transaction is structured in a way that gives a tax result for the enterprise which is not contrary to the intentions of the legislature”.