Etichettatura Made In: un passo avanti-March

17 marzo 2014

Finalmente il 15 Aprile scorso - e nel corso dell’ultima sessione plenaria prima della fine della legislatura - il Parlamento UE ha raggiunto il primo giro di boa nel percorso di definizione dell’etichettatura Made In.
Il percorso normativo è ancora lungo in quanto il prossimo scoglio sarà il Consiglio UE per l’approvazione definitiva di un testo che concerne l’etichettatura obbligatoria di origine per tutti i prodotti di consumo ad eccezione degli alimentari e dei medicinali. Ed è ormai noto che proprio nel Consiglio si potrebbero ancora insorgere difficoltà da parte dei paesi nordici – compresa la Germania, la Gran Bretagna e gli scandinavi – che, da forti importatori quali sono, si sono da tempo fatti portatori più delle esigenze della grande distribuzione che di quelle dei produttori manifatturieri, ostacolando le norme impositive della tracciabilità all’entrata.
E facendo in tal modo prevalere ancora una volta una visione poco competitiva e disorganica dell’orientamento commerciale dell’unione nei rapporti con le altre aree geopolitiche leader a livello mondiale, dato che paesi quali USA, Cina e Giappone - tanto per citare i maggiori – richiedono l’etichettatura di origine ai prodotti importati, anche e soprattutto per esigenze di lotta alla contraffazione.

E dunque questo prossimo scoglio di natura istituzionale e legislativa rappresenterà una delle più importanti sfide politiche per la presidenza italiana del prossimo semestre europeo.

Di rilievo inoltre che, nell’ipotesi di produzione totale in ambito di paesi diversi ma tutti membri della UE, l’etichettatura proposta può citare il riferimento all’Unione, in alternativa alla specificazione di un solo paese.
Inoltre la proposta di regolamento Tajani Borg in parola, laddove - art 7 - impone di conoscere quale sia il paese di produzione di un prodotto, lo fa in connessione concettuale con l’articolo 6, che riguarda invece criteri valutativi della sicurezza per il consumatore, in mancanza di una normativa uniforme a livello UE in tema di salvaguardia della salute.

Al fine di tutelare il consumatore, nella proposta vengono proposti alcuni importanti criteri al fine di valutare la sicurezza di un prodotto. Tra questi:

  • le categorie di consumatori che sono esposti al rischio nell'utilizzazione del prodotto, in particolare i consumatori vulnerabili;
  • l'effetto del prodotto su altri prodotti, qualora sia ragionevolmente prevedibile l'utilizzo del primo con i secondi;
  • la presentazione del prodotto, la sua etichettatura, le eventuali avvertenze e istruzioni per l'uso e per lo smaltimento nonché qualsiasi altra indicazione o informazione relativa al prodotto.
In merito alla inidonea diffusione mediatica di questa notizia, ed alla conseguente scarsa consapevolezza dei benefici che il cittadino medio europeo può attendersi da tale normativa, va purtroppo rilevato che tali tematiche non sono state in passato - e non sono al presente - sufficienti ad avvicinarlo culturalmente e con affezione all’istituzione UE. Dato che anche queste o altre norme a sua difesa, potenzialmente idonee a creare ulteriori ostacoli ai contraffazione ed ai negativi impatti che ne discendono, possono venire sbrigativamente interpretate come una vana e complicata espressione di burocrazia, in un momento nel quale preoccupazioni di ordine macroeconomico sovrastano ogni tipo di considerazioni di dettaglio. Dunque molto lavoro in ambito educativo ci aspetta,anche dopo che questo Regolamento sia stato augurabilmente approvato.