Acquisto di prodotti contraffatti pagabili con Bitcoin…..

14 giugno 2014

Una delle abitudini più in voga a livello planetario, non solo per i nativi digitali, ma per chiunque si affidi benevolmente alle potenzialità della rete, è quella di utilizzare monete virtuali in sostituzione di quelle a corso legale.
Molto frequentemente tali monete virtuali trovano utilizzi circoscritti ad ambiti aziendali, ed all’interno di circuiti appositamente creati da quanti ne vogliono usufruire per compensare sul piano puramente contabile entrate ed uscite di cassa. In tali casi i partecipanti al circuito non operano in anonimato e la moneta virtuale adottata, e non critto-moneta, si presenta con un cambio predeterminato e fisso con l’Euro, o altra valuta nei paesi esteri.
Nel caso del bitcoin, invece, si tratta di una crittomoneta, vale a dire di un codice alfanumerico che consente di mantenere l’anonimato in rete, ancorchè ogni singolo bitcoin evidenzi in forma crittata il nome del suo proprietario. Inoltre il tasso di cambio tra il bitcoin e le principali valute internazionali non è fisso, e anzi è risultato molto variabile nell’ultimo anno.
Va da se che se ne stanno facendo a livello mondiali gli utilizzi più svariati, per attività lecite, ed ovviamente anche molto illecite…. In Italia, come in molti altri paesi avanzati, molti esercizi commerciali cominciano ad accettarlo, ed alla stazione Termini di Roma il 26 Giugno sarà installato il primo bancomat per la conversione di banconote in Euro nella crittovaluta bitcoin.
Non rimane che sollevare, allora, l’allarme in merito all’incentivo all’acquisto di prodotti contraffatti, soprattutto di beni scaricabili in rete da parte di persone fisiche, e pagabili con bitcoin, o con una delle tante altre crittovalute disponibili a livello mondiale - LiteCoin, Coinye, Dogecoin, Linden Dollar, BitBoat, Bitpay, Ripple, ecc.
Inoltre merita aggiungere che le relative transazioni non ricadono nel completo alveo della protezione legale garantita alle transazioni basate invece sulla moneta legale. Il desiderio di mantenere l’anonimato induce infatti tali bitcoinauti ad accettare anche rischi di natura legale complementari, connessi alla gestione di tale tipo di valute. In particolare l’impossibilità di fare valere alcuna protezione di natura giuridica – quali ad esempio il diritto al rimborso regolarmente previsto dalle legislazioni nazionali in ambito UE - nel caso di erronei o non autorizzati addebiti al portafoglio di un possessore di bitcoin.