Contraffazione di marchio e danno da risarcire. Quando rilevano anche i mancati ricavi associabili al trend di crescita del fatturato

11 giugno 2014

(Per info: Il Sole24 Ore dell’11/06/2014 – articolo a firma di Giovanni Negri)

Una importante sentenza sella Corte di Cassazione (n. 13025 dep. Del 10/06/2014), allarga il perimetro interpretativo della nozione di danno da contraffazione, sotto il profilo economico.
La stima di tale danno, infatti, non deve essere considerata unicamente in termini di effettiva riduzione delle vendite. Poichè – quando il fatturato dell’azienda danneggiata risulta essere in crescita – va misurata anche in termini di “riduzione del potenziale di vendita” nel corso del tempo.
L’aver considerato il fattore “potenzialità di crescita dei ricavi”, tra un anno e quello precedente, costituisce senza dubbio l’applicazione di un principio alquanto innovativo e al tempo stesso sicuramente corretto. In quanto l’azienda danneggiata, in assenza di contraffazione, avrebbe registrato un incremento di fatturato effettivamente maggiore di quello contabilmente evidenziato.
L’altra importante indicazione che emerge dalla sentenza in parola riguarda le modalità della contraffazione. Risulta di tutta evidenza che aggiungere semplicemente - e banalmente - al nome del marchio originale (Luxor in tal caso) una parola diversa, come il termine “India”, non può essere certo sufficiente a presentare sul mercato il nuovo prodotto con tale marchio esteso, senza incorrere nel reato di contraffazione.