Il 29/05/2014 è stato firmato l’accordo per la costituzione dell’area di libero scambio: UNIONE EUROASIATICA

1 luglio 2014

Come noto l’accordo, operativo a partire dal primo Gennaio 2015, consentirà di creare una zona di libero mercato tra: Bielorussia, Federazione Russa e Kazachstan, coinvolgendo un’area di 170 milioni di consumatori/produttori, e ponendosi quale traguardo di quell’ambizioso progetto politico - gradito a Putin – di conferire maggiore risalto egemonico ad un blocco economico-territoriale che va dai confini con la Polonia all’oceano Pacifico. Si ha inoltre notizia di possibili future adesioni da parte dei paesi dell’Asia centrale quali Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan, e di negoziati in corso su specifici ambiti commerciali con Mongolia, Cina e India. La particolarità è quella che, in futuro, si potranno registrare in un solo paese brevetti o marchi, con validità legale estesa a tutte e tre le nazioni. Nel caso dei medicinali, si è optato per un protocollo di test di verifica/accettazione che, una volta validato in uno solo dei paesi aderenti, avrà validità anche sugli altri. Sul piano delle modalità di applicazione dei dazi, risulterà inoltre di vivo interesse, anche per aziende italiane produttrici in Serbia, la verifica di come sarà applicata la clausola della nazione più favorita nell’ambito della nuova Unione commerciale, stanti le particolari condizioni agevolative - sul piano delle tariffe doganali - di cui ha sinora goduto la Serbia nei confronti della Russia. Se, ad esempio, saranno mantenute anche in previsione del futura adesione della Serbia alla UE, o meno. Mentre speciali accordi daziari/di transito, dovranno in futuro riguardare le merci che dalla UE (e viceversa) saranno spedite verso Cina e Giappone via terra, stanti i forti investimenti nei corridoi infrastrutturali che sono in corso di esecuzione o programmati. La nostra politica dei rapporti commerciali con la Russia e l’est asiatico è destinata quindi a non essere influenzata – come ora avviene - prevalentemente dalle sanzioni generate dalla crisi ucraina e dalle esigenze energetiche a breve, ma da un mix di eventi che vedono intrecciarsi anche il ricorso alternativo allo shale gas americano con gli accordi di integrazione commerciale in esame tra la UE e gli Stati Uniti: TTIP.