Vini DOP-IGP e domini web "opportunistici", come www.prosecco.wine, ecc. Una guerra che non si può assolutamente perdere.

5 luglio 2014

E’ di pochi giorni fa la notizia del forte contrasto insorto con la UE a seguito della decisione dell’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers la società USA cui è stato affidata l’assegnazione dei domini web) di personalizzare la scelta di denominazione dei siti. Già da un anno risultano infatti acquistabili new generic TLD, dal migliore offerente, denominazioni quali: cheap, buy, free e – purtroppo - anche wine e vin. Si legge inoltre sulla stampa che tali ultimi dominii risultano essere stati richiesti addirittura da quattro società estere che nulla hanno a che fare con il settore vinicolo.
Si tratta in tal caso del fenomeno noto in gergo tecnico come "domain grabbing", con conseguenze potenzialmente molto dannose in tema di predazione indiretta del valore economico sottostante a tali nomi, legittimamente spettante al prodotto, luogo, nazione, cui storicamente e originariamente deve essere attribuito.
E che succederebbe se ad utilizzare i domini colosseo, Italia, pizza, altamoda, ecc fossero imprese cinesi, indiane, statunitensi? Basti pensare che se si lasciasse una tale liberta di appropriazione di domini web, sicuramente ne approfitterebbero concorrenti senza scrupoli che nulla hanno a che vedere con il contenuto evocativo di ordine storico-culturale, oltre che genuinamente commerciale, suscitato nella mente del consumatore planetario al pensiero dell’originale, cui rimanderebbe necessariamente la replicazione internettiana.
Ricordiamo al lettore lo sforzo regolamentare che in tale materia è stato compiuto, dato che, in base all’attuale normativa italiana, per beneficiare di una denominazione di origine protetta (DOP) o di un'indicazione geografica protetta (IGP) ai sensi dell'art. 5 del Regolamento (UE) n. 1151/2012, un prodotto deve essere conforme a un disciplinare che comprende almeno gli elementi seguenti:

  1. il nome da proteggere come DOP o IGP, quale utilizzato nel commercio o nel linguaggio comune e solo nelle lingue attualmente o storicamente utilizzate per descrivere il prodotto specifico nella zona geografica delimitata;
  2. la descrizione del prodotto comprese, se del caso, le materie prime nonche' le principali caratteristiche fisiche, chimiche, microbiologiche, organolettiche del prodotto;
  3. la definizione della zona geografica delimitata;
  4. gli elementi che dimostrano che il prodotto e' originario della zona geografica delimitata;
  5. la descrizione del metodo di ottenimento del prodotto e, se del caso, dei metodi locali, leali e costanti nonche', se del caso, gli elementi relativi al confezionamento del prodotto nella zona geografica delimitata quando e' richiesto dal gruppo per salvaguardare la qualita', garantire l'origine o assicurare il controllo e purche' supportato da sufficienti motivazioni specifiche;
  6. gli elementi che stabiliscono:
    1. per le DOP, le cui fasi produttive si svolgono nella zona geografica di riferimento, il legame fra la qualita' o le caratteristiche del prodotto e l'ambiente geografico;
    2. per le IGP, la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografica delimitata, il legame fra una data qualita', la reputazione o un'altra caratteristica del prodotto e l'origine geografica;
  7. qualsiasi regola specifica per l'etichettatura del prodotto e l'eventuale logo della DOP o IGP.

Non resta dunque che augurarci che tutto il lavoro fatto in ambito legislativo regolamentare sia ben difeso dalla responsabile dell’Antitrust UE Neelie Kroes, e che anzi si vada anche oltre. Dato che andrebbe trovata la quadra una volta per tutte in seno all’Icann circa i criteri applicativi di compatibilità, tra il rispetto dei criteri economici e giuridici alla base delle legislazioni nazionali in tema di concorrenza, e una libertà di personalizzazione dei domini web "forse troppo dipendente dall’entità degli importi richiesti per aggiudicarseli"