Nuove agguerrite forme di contraffazione via Internet

18 luglio 2014

Siamo da tempo abituati alle cronache di fenomeni di contraffazione operata nello spazio fisico del negozio od outlet nel quale ci si reca per gli acquisti. Ma, a seguito dell’evoluzione nelle modalità di consumo e dell’irrompere degli acquisti on-line o delle televendite, i contraffattori si sono con prontezza adattati a tali nuove modalità di compravendita.
E’ di pochi giorni fa la notizia che un grande marchio italiano della moda come quello di Diesel ha intrapreso un’azione legale presso una corte distrettuale dello stato di New York contro 83 siti americani che stavano utilizzando il nome Diesel nei loro domini, vendendo merce contraffatta. E’ accaduto che, per il solo fatto di esporre il marchio italiano nel loro dominio, tali siti sono riusciti ad indurre nei potenziali acquirenti la falsa opinione di essere autorizzati a vendere prodotti di questo brand.
Questo utilizzo parassitario del trade-mark rappresenta una delle varianti con le quali vengono declinate nel web le principali tipologie di contraffazione od abuso del marchio, ricadenti nella categoria che in gergo viene definita cybersquatting o domain grabbing.
Le azioni messe in atto da tali soggetti non autorizzati causano danni ingentissimi ai titolari dei marchi, non solo - ovviamente - per la diminuzione delle vendite correlata a quelle di prodotti contraffatti venduti in sostituzione, ma anche e soprattutto per il danno di immagine associato alla scarsa – e talora scadente - qualità del prodotto contraffatto, venduto in sostituzione dell’originale. C’è da considerare inoltre che i casi come questo rappresentano solitamente solo la punta di un iceberg, una minaccia dunque che si diffonde in continuazione nel mondo del cyberspazio, in quanto i siti - una volta oscurati - si riproducono quasi sempre con un altro nome.
C’è poi da considerare l’ipotesi che in futuro, a seguito dell’idonea implementazione di normative UE e nazionali or in fase di gestazione, l’etichetta Made in Italy assurga al rango di marchio, per articoli realmente prodotti nel nostro paese, e come tale tutelabile legalmente. In tal caso la contraffazione web che colpisse brand "icone" del nostro Made in Italy, produrrebbe un danno di immagine anche per un asset economico strategico per il nostro paese, con la conseguenza della possibile attivazione di norme di ristoro di un danno di immagine idoneamente allargato. Ma forse è bene non andare troppo in là con l’immaginazione.