Leggere a mente fredda il contenuto le etichette, senza lasciarsi irretire dall’estetica della confezione!

18 luglio 2014

La buona salute in generale, e la sicurezza – non solo a tavola – dipendono grandemente anche dai nostri comportamenti nella selezione dei prodotti e nelle modalità del loro uso e conservazione. E sia che si tratti di generi alimentari, di capi di abbigliamento, di elettrodomestici, in una parola di qualsiasi oggetto di utilizzo quotidiano.
Ed ecco perché sta diventando sempre più importante acquisire le conoscenze basilari (N1) per potere effettuare scelte consapevoli al momento della lettura delle etichette.
Basti ricordare in proposito che ancora oggi più del 30% della produzione complessiva di prodotti agroalimentari venduti come Made in Italy contiene materie prime straniere all’insaputa dei consumatori. Tanto che in ambito governativo si è divenuti consapevoli della necessità di rendere pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero.
Ma, più che di tali aspetti normativi, intendiamo ora presentare al lettore i rischi che il consumatore può correre se influenzato da tecnologie pubblicitarie di persuasione/dissuasione di natura sia subliminale che ingannevole.
1.Va ricordato che le tecniche di tipo subliminale non consistono unicamente negli inserti di brevissimi fotogrammi (tempi di immagine) all’interno di contesti comunicativi non necessariamente pubblicitari. Una recente ricerca pubblicata il 14/03/2014 sull’International Journal of Consumer Studies (N2) dimostra infatti come le scelte dei consumatori siano sensibilmente influenzate anche dalle modalità con le quali sono loro presentate le etichette. Questi ricercatori hanno presentato i prodotti dapprima senza colorare le etichette, e poi invece colorando con tinte verde, rosso o giallo, talune indicazioni relative a: prezzo, percentuale di zuccheri, di ingredienti biologici, di grassi, ecc.
Il risultato ha messo in evidenza come i consumatori propendano a fidarsi in forma "eccessiva" delle indicazioni segnaletiche subliminalmente associate ai colori semaforici utilizzati, ai quali sono notoriamente sottesi livelli decrescenti di pericolosità. Al punto tale da farsi condizionare pericolosamente nelle loro tali scelte di acquisto da tali fattori. Più in particolare, nei tests effettuati con riferimento alla pizza, l’indicazione "a basso contenuto di grasso" risultava priva di significativo impatto sul consumatore se non colorata, mentre esercitava una influenza sensibile nel caso opposto.
Analoghi test sono poi stati condotti con riferimento a "prodotti finanziari", evidenziando come le segnalazioni a colori semaforici riusciva addirittura a distorcere nel consumatore la percezione del rischio comparativo, quella cioè applicabile alla graduazione dei rischi da associare alle specifiche caratteristiche del prodotto finanziario. Non vi è bisogno di sottolineare come tali risultati inducano a prendere le distanze da tutte quelle forme di pubblicità apparentemente corretta, ma subliminalmente ingannevole, da quella più smaccatamente invasiva, presente sui prodotti dell’Italian Sounding, sino a quella illegittimamente comparativa, talora molto sofisticata e capziosa.
2. Nel caso invece del ricorso ad un design od a soluzioni decorative delle confezioni dei prodotti, inidoneamente od illegittimamente allusive nei significati sottesi, dobbiamo parlare invece di vera e propria pubblicità ingannevole.
Consideriamo ad esempio il caso di una società statunitense che produce un succo al 100% di melograno e mirtillo e che è ora in causa per danni economici con una multinazionale famosissima a livello mondiale. Per il fatto che questa ultima propone una confezione con impresse a tutto campo colorate immagini di melograni e di mirtilli, anche se in contenuto di tali frutti nel succo della multinazionale raggiunge appena il 3%.
Mentre in Italia possiamo citare i casi analoghi di prodotti dolciari, ad esempio caramelle, che vengono pubblicizzati come composti, o a base, prevalentemente di succo di agrumi, quando poi si scopre che l’ingrediente della frutta tanto pubblicizzata o non è neanche citato tra gli ingredienti, ovvero trattasi frutta in polvere.
Ma vogliamo chiudere con una nota positiva ed una proposta. Si è scoperto recentemente che i tanto vituperati videogame non servono solo come strumenti di diversione, ma fanno anche riflettere. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Cyberpsicology, Behavioural and Social Networking, le azioni riprovevoli presentate in un videogioco accrescono la sensibilità del giocatore sui codici morali che sono stati violati, e per questo tramite sui temi e comportamenti legati alla sua vita. Se è allora vero che i comportamenti scorretti simulati sul gioco possono anche ingenerare sensi di colpa - utilizzabili a fini educativi - sarebbe davvero opportuno che gli ideatori di videogame sviluppassero nuovi giochi sulla base di storie che narrano di cospicue ricchezze accumulate con frodi pubblicitarie, ingenerate anche subliminalmente, per riuscire a causare salutari sensi di colpa, soprattutto in giocatori in giovane età.



(N1) A breve verranno proposti dei test di formazione on-line su cosa si deve sapere di questa vasta materia, che attiene al tempo stesso sia all’ambito della contraffazione che a quello della tutela della salute.

(N2) “The effects of traffic light labels and involvement of consumer choiches for food and financial products” di Larissa S Drescher – Jutta Roosen – Stèphan Marette della Technische Universität di Monaco – Su questo argomento si veda anche l’interessante articolo di Laura Cavestri su Il Sole 24 Ore del 3/07/2014