Quanto è difficile legiferare in tema di OGM!!

18 luglio 2014

Il 12 Giugno scorso i membri del Parlamento Europeo, con un sofisma legale innovativo in ambito UE, hanno finalmente deciso di non decidere. Infatti l’accordo - raggiunto dopo estenuanti trattative - stabilisce che, quand’anche la coltivazione di OGM possa essere autorizzata da Bruxelles, i singoli stati membri saranno liberi di proibirne l’uso sul loro territorio.
Va da se che tale compromesso al ribasso riflette le forti spaccature esistenti tra i diversi paesi UE, spiegate da come i relativi politici hanno inteso rappresentare il consenso/dissenso sugli OGM presente a livello nazionale: nell’opinione pubblica, negli ambiti scientifici, e soprattutto in quello dei produttori agricoli.
E però tale fatto assume quasi valenza di metodo politico in quanto, in un momento notoriamente non facile per il mantenimento futuro dei principi di coesione e di unanimità nell’ambito dell’Unione, ottenere una estensione su base istituzionale di escamotage di tale genere potrebbe anche indurre ad un ripensamento la Gran Bretagna, che tra non molto dovrà decidere con referendum se rimanere ancora stato membro della UE o meno.
Inoltre, a riprova di quanto interesse lobbystico esista invece negli USA sull’adozione degli OGM da parte non solo del settore agricolo, ma anche di quello della distribuzione, è utile citare la notizia dell’emanazione di una specifica legge dello stato del Vermont al riguardo. Tale legge, che obbliga ad indicare in etichetta, a partire dal 1/7/2016, la presenza di ingredienti geneticamente modificati se in quantità superiore allo 0,9% rispetto al peso del prodotto, è stata fatta subito oggetto di ricorso da parte della lobby suindicata.
In Italia –come in molti altri paesi - sino ad oggi l’intento politico di contrarietà alle produzioni agricole OGM si è basato sulle ipotesi di rischi connessi alla presenza degli elementi geneticamente modificati. Ma, con evidente strabismo legislativo, se si mantiene un occhio ben vigile su tale angolo visuale, si chiude invece l’altro, anch’esso fissato sull’ulteriore angolo visuale della sicurezza. Quello relativo al fatto che i due chilogrammi di soia OGM, che mediamente una mucca in Italia mangia ogni giorno, finiscono per trasferirsi nei prodotti derivati: dalle bistecche, al formaggio, al latte, ecc, ecc. Dato che, a livello mondiale, l’85% della soia è OGM.
Le indicazioni che provengono a questo proposito dal dicastero delle Politiche Agricole propongono al momento un approccio non circoscritto ai pro e ai contro gli OGM. Preferendo interventi politico-programmatici di supporto al comparto che superino l’immediatezza di una diatriba posta in questi termini, e che puntino invece sulla distintività e specificità del nostro patrimonio agroalimentare…...