Accordo UE per modificare il sistema di registrazione dei marchi

9 settembre 2014

Il 23 Luglio scorso è stato demandato alla Presidenza italiana del semestre europeo il compito di avviare il negoziato con il Consiglio Europeo per un sistema più efficiente e moderno di gestione dei marchi registrati. Le attese al riguardo sono numerose e di ampia portata, dato che le industrie europee ad elevata intensità di marchi generano più di un terzo del PIL della UE. Le direttrici di marcia riguarderanno in particolare l’adozione di misure contro la contraffazione e la protezione dei consumatori. E particolare attenzione in tal senso sarà rivolta al trattamento delle merci contraffatte in transito nel territorio della UE. Inoltre ci si propone di intervenire nell’intento di ridurre i livelli di complessità nella registrazione dei marchi e di aumentarne nel contempo l’efficienza grazie alla riduzione dei costi, ad una maggiore velocità di registrazione ed al conseguimento di una maggiore certezza legale. (Basti accennare in proposito al problema insorto tempo fa nel nostro paese in relazione alla lingua di registrazione dei marchi). Ne consegue che tali processi di modernizzazione ed efficienza dovranno inevitabilmente comportare più elevati livelli di armonizzazione delle procedure di registrazione vigenti nei 28 paesi con quelle applicate a livello UE, nonché maggiore cooperazione tra i rispettivi uffici/organismi. Di seguito si riportano alcuni passi della Press-Release del Consiglio Europeo al riguardo: “The reform is also aimed at fostering innovation and economic growth by making trade mark registration systems all over the European Union more accessible and efficient for businesses in terms of lower costs and complexity, increased speed, greater predictability and legal certainty. It will furthermore improve cooperation between the Office for Harmonization in the Internal Market (OHIM), which is responsible for registering and administering trade marks at European level, and the national offices”. Non vi è bisogno di sottolineare come un obiettivo del genere, se raggiunto, potrebbe ridurre i costi che le nostre PMI devono sopportare per tutelarsi dalla contraffazione del Made in Italy.