Idee per un contrasto durevole e sistematico a frodi e contraffazione

9 settembre 2014

(Per info: Il Sole 24 Ore del 29/08/2014 art. a firma M. A. Cerizza)

Non si può che condividere lo spirito della direttiva “Spiagge sicure” con la quale, ai primi di agosto, il Ministro dell’Interno chiedeva ai prefetti ed ai comitati provinciali per la sicurezza pubblica di rafforzare i controlli su spiagge ed adiacenze, per impedire forme di abusivismo commerciale e di vendita di prodotti contraffatti.
Ma iniziative come questa, per quanto apprezzabili, ancorchè erroneamente inducono a ritenere che si tratti di interventi balneari, la cui estemporaneità non è destinata a lasciare segni incisivi ai fini di un contrasto continuativo del fenomeno in parola, inserito in una strategia di natura sistematica ed olistica. Basti pensare che - a Roma - l’abusivismo dei cosiddetti vu’cumprà prospera da molto tempo proprio nelle adiacenze delle vie centrali, fulcro dei negozi di moda e del turismo, offrendosi quindi ben visibile in ogni momento a chi dovrebbe intercettarlo.
A questo proposito, una misura di contrasto più soft, ma ad impatto durevole è sicuramente quella operabile attraverso i mass-media. Un piccolo esempio? Sulle spiagge romagnole vengono quotidianamente diffuse dai megafoni ai bagnanti non solo notizie di varia pubblicità, ma anche consigli e raccomandazioni a non acquistare prodotti da improvvisati ambulanti da spiaggia.
Sradicare un fenomeno del genere è complesso e richiede interventi con ottica olistica, come si diceva, che coinvolgano non solo l’ambito della tutela normativa (siamo sicuri che un cosiddetto vu’cumprà a cui fosse sequestrata la merce non lo ritroveremmo di nuovo a smerciare in altre parti dopo poco tempo?), ma anche quelli della formazione, dell’informazione, dell’ organizzazione aziendale.
E ben stanziati sono allora i 18,7 milioni di Euro destinati per il prossimo triennio dalla Guardia di Finanza alla formazione mirata al contrasto dei reati economici e finanziari, e quindi anche allo sviluppo dell’intelligence degli indizi idonei ad identificare e sradicare i fenomeni di contraffazione.
Nella prassi sarà poi anche necessario raggiungere, a monte, le grandi centrali della contraffazione. Ma è stato proprio seguendo la filiera dei prodotti in mano agli ambulanti irregolari che le Fiamme Gialle, lo scorso agosto, sono risalite alla centrale, smantellando nel Napoletano un vero e proprio distretto industriale della falsificazione, con sequestro di più di 120.000 prodotti contraffatti, oltre a sartorie e magazzini. E’ stato sottolineato come l’elevato livello di specializzazione raggiunto dagli addetti di tale distretto consentisse di soddisfare le esigenze più avanzate in termini di sofisticazione produttiva, seppure a costi concorrenziali con quelli cinesi.
Lo scenario emerso è quello di una filiera in nero in grado di avvalersi di canali di pagamento postali e di concedere anche dilazioni di pagamento ai clienti affidabili. La numerosità e la qualità dei soggetti incriminati, nonchè l’ampiezza della rete di distribuzione commerciale denotano come si trattasse di una centrale gestita dalla malavita organizzata.
Di più. Sul Wall Street Journal qualche mese fa era apparsa la notizia che ci sarebbe sempre il crimine organizzato dietro ad un traffico di farmaci rubati e poi, per poi essere rimessi in commercio una volta resi inefficaci o dannosi, rimessi.
(Bisogna inoltre sapere fare dei bei distinguo quando si valutano nel loro complesso tali attività di economia sommersa e criminale. E’ vero, infatti, che le nuove modalità di stima del PIL, in quanto idonee ad effettuare con maggiore sofisticazione la stima del valore aggiunto attribuibile all’economia “sommersa”, non devono essere considerate un “aiuto” indiretto al denominatore sul quale calcolare quel 3% di deficit su cui tanto si arrovellano i nostri governanti. Dato che si tratta di adeguamenti mirati a rendere confrontabili tra loro le stime dei PIL tra paesi con diversa onerosità dei fenomeni del sommerso. Etica ed economia devono infatti potere essere coniugate, così che evidenziare anche tale contributo al PIL – come autorevolmente sostenuto – è un modo rigoroso di per fornire elementi di conoscenza in più sui fenomeni della competizione sleale tra le imprese. Detto questo, non si può – quindi - che fortemente dissentire dall’opinione di chi – scrivendo su siti attivi nell’intelligence economica – sostiene che la fabbricazione di prodotti dell’Italian Sounding in taluni paesi emergenti dovrebbe essere tollerata sul piano geopolitico, in quanto produttrice di redditi per migliaia di persone altrimenti destinate all’indigenza.) Un altro ben diverso caso che ha colpito l’opinione pubblica è stato quello dell’olio extra vergine biologico taroccato. Una vera e propria frode, trattandosi di semplice olio di provenienza comunitaria, mescolato con olio lampante. I due episodi criminosi non hanno in apparenza nulla in comune. Invece c’è un elemento che caratterizza entrambi: le ancora troppo esigue modalità di informazione disponibili al consumatore per consentirgli una scelta più oculata e consapevole, e che li porta a correre rischi - nel caso dell’olio inconsapevolmente - quasi sempre consapevolmente invece nell’acquisto di prodotto contraffatto. In tale ultimo caso, in- fatti, oltre ad incorrere in eventuali problemi di natura sanitaria, il consumatore generalmente non sa che un tale acquisto è passibile di sanzione amministrativa pecuniaria da 100 fino a 7.000 euro qualora si appuri che le cose acquistate, “per la loro qualità o per la condizione di chi le offre, o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e di legittima provenienza (Art.1 comma 7 del D.L.35/2005 convertito con modifiche in L.80/2005 e modificato, dopo la L.49/2006, dalla L.99/2009.
Se l’insistere sui processi di informazione e di formazione dovrà dunque preferibilmente connotare le direttrici di marcia nel futuro decorso del contrasto alla contraffazione, il modo migliore - piuttosto che quello degli spot, anch’essi ad incisività temporanea - dovrebbe essere quello di fare acquisire sensibilità a tale materia inserendola – a scuola - tra i programmi della “educazione civica”, ovvero tra quelli dell'educazione alla cosiddetta cittadinanza economica. E anche gli stages previsti per l’ultimo anno delle superiori, se effettuabili presso imprese del Made in Italy, potrebbero contribuire ad migliorare questa sensibilizzazione.
Inoltre, qualora si riuscisse ad arrivare anche nel nostro paese al commercio dei prodotti della didattica, si potrebbe vivificare un siffatto processo educativo lasciando agli allievi il compito di segnalare ai consumatori tutte le informazioni rilevanti dei prodotti culinari o ceramici da loro preparati. (In Francia esistono, notoriamente, ristoranti didattici).
Ma anche negli episodi delle truffe su prodotti agroalimentari un parziale rimedio può rinvenirsi nel miglioramento delle informazioni presenti in etichetta. E su questo punto non si può allora che condividere l’opinione di quanti, del comparto oleario, propongono di modificare la normativa comunitaria allo scopo di consentire l’adozione di “etichette intelligenti”, che permettano di raccontare in forma idoneamente più dettagliata le caratteristiche del prodotto olio così’ come ora avviene, peraltro, con quelle del vino.
Ma ecco che anche su tale punto riemerge l’esigenza di una formazione ad hoc. Prova ne sia il fatto che la UE ha recentemente indetto un bando di gara d’appalto per contratti finalizzati a fornire servizi per una piattaforma interattiva on-line per l’educazione dei consumatori da parte di insegnanti.