Riaffermata la tutela del design industriale d'autore

1 ottobre 2014

Il testo iniziale del Decreto Sblocca Italia conteneva un articolo (37), che annullava il riconoscimento del valore artistico delle opere del design, escludendone pertanto la protezione accordata dal diritto d’autore.
L’articolo in parola così recitava a modifica del Codice della Proprietà industriale:


L’articolo 239 del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n.30 è sostituito dal seguente: Art. 239 (Limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore) 1. La protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi dell’articolo 2, n.10), della legge 22 aprile 1941, n. 633, non comprende le opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, sono risultate di pubblico dominio in quanto precedentemente non registrate come disegni o modelli. La protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi dell’articolo 2, n.10), della legge 22 aprile 1941, n. 633, comprende anche le opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, sono divenute di pubblico dominio a seguito della cessazione degli effetti della registrazione. Tuttavia i terzi che hanno fabbricato o commercializzato, nei dodici mesi anteriori al 19 aprile 2001, prodotti realizzati in conformità con le opere del disegno industriale allora divenute di pubblico dominio a seguito della scadenza degli effetti della registrazione non rispondono della violazione del diritto d’autore compiuta proseguendo questa attività anche dopo tale data, limitatamente ai prodotti da essi fabbricati o acquistati prima del 19 aprile 2001 e a quelli da essi fabbricati nei cinque anni successivi a tale data e purché detta attività si sia mantenuta nei limiti anche quantitativi del preuso”.

L’opposizione a tale articolo è stata giustamente vivace ed efficace. In proposito merita citare il documento di Federlegno – cui si è associata Indicam – che sottolineava come l’art. 37 riproponesse “una questione già superata nel 2009 dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha chiarito in modo inequivocabile come le vigenti direttive comunitarie prevedano la proteggibilità di opere mai registrate come disegni e modelli ai sensi del diritto d'autore”.
E che pertanto una norma siffatta sarebbe stata “palesemente in contrasto con le convenzioni internazionali in materia di diritto d’autore, alle quali anche l’Italia ha aderito, nonché con norme di rango comunitario e costituzionale, sotto diversi profili giuridici”. Avrebbe peraltro giustificato la circostanza che “il design avente valore artistico, nonostante sia inserito tra le opere protette dal diritto d’autore, non è opera dell’ingegno alla stregua di un libro, una poesia, una canzone, un quadro, un film ecc. e che potrebbe essere opera d’arte solo se registrato” (nc).
Il documento ribadisce poi come “le leggi sul diritto d’autore tuttavia, in Italia come nel resto del mondo, stabiliscono che un’opera è protetta già dalla creazione, senza bisogno di alcuna formalità ulteriore. Per intenderci, ad esempio, oggi chiunque dipinga un quadro - che si tratti di una crosta o di un capolavoro - o incida una canzone, è automaticamente protetto dalla legge sul diritto d’autore”.
E conclude con “Ne consegue, che quelli che oggi definiamo “classici del design”, famosissime e vere e proprie opere d’arte esposte nei musei, create da Le Corbusier, Magistretti, Castiglioni ecc., che all’epoca non potevano essere registrate, non potranno mai essere protette e i contraffattori potranno riprodurle liberamente, per sempre”
Conclusione? Nella versione definitiva del Decreto - pubblicato il 12 Settembre scorso - l’articolo 37 è stato stralciato.