Ancora in tema di contraffazione on-line e di cybersquatting (siti-civetta)

1 ottobre 2014

Torniamo su questo argomento perché risulta essere sempre di più all’ordine del giorno. Notoriamente, con il termine cybersquatting (o domain squatting) si indica un atto di pirateria informatica con il quale si registrano domini web di marchi molto noti, con il fine di ritrarne un ritorno economico. Ad esempio, se fosse possibile registrare Google.eu, questo configurerebbe un caso del genere. E’ allora facile immaginare quali e quante possibilità si aprono sul web per registrare nomi o marchi di prodotti famosi, e venderne di contraffatti!
Ma altre sofisticate forme sono quelle utilizzate dai siti di e-commerce truffaldino – anche non cyberquatting – che, per ragioni di visibilità, preferiscono inserirsi all’interno di portali di e-commerce a rilevanza mondiale.
Una situazione del genere però – una volta smascherato il reato - sarebbe potenzialmente foriera di un grande rischio reputazionale anche per (l’incolpevole?) portale famoso che avesse ospitato il website incriminato.
Per questo motivo Alibaba sostiene di avere attivato, sin dal 2011, un meccanismo (“Mystery Shopper”) di selezione e verifica a campione dei prodotti postati sui suoi due principali macro-portali: Taobao.com e Tmall.com. Secondo quanto indicato nella presentazione di tale meccanismo di controllo (se ne veda il relativo testo, Alibaba’s Practice on IPR protection as ISP, reperibile anche sul sito della World Intellectual Property Organisation, e scritto da Ni Liang: http://www.wipo.int/edocs/mdocs/enforcement/en/wipo_ace_9/wipo_ace_9_24_ppt.pdf), i prodotti verrebbero esaminati a campione da soggetti terzi. Qualora si riscontri che la qualità è inferiore allo standard proprio del marchio – ovvero risulti contraffatta – Taobao impone delle penalità in linea con i regolamenti previsti per l’attività di hosting di tali siti e-commerce. Si afferma inoltre che, nei casi più gravi, si procede alla denuncia alle autorità competenti.
Va da se che, seppur con l’intervento di “ispettori esterni”, in questi casi non si potrà mai raggiungere il livello di efficacia anticontraffattoria ottenibile con verifiche di tipo informatico a connessione diretta: acquirente-produttore, ovvero con verifiche gestite in forma intermediata con le autorità del paese dei produttori preposte a tali servizi di sorveglianza.
Ma una buona notizia in tal senso è allora quella che il Governo, attraverso il ministero dello Sviluppo economico, ha sottoscritto un accordo pluriannuale con Alibaba Group. C’è infatti da ritenere che le azioni oggetto di tale accordo non si limitino solo a quelle relative all’espansione delle opportunità commerciali per le aziende italiane in Cina attraverso le piattaforme di e-commerce di Alibaba, ma che siano estese anche alla collaborazione attiva a fini anticontraffattori a tutto campo. In un momento in cui anche la tecnologia sembra dare una mano a quanti possono avvalersi delle più moderne tecnologie - quali la stampa a tre dimensioni - per creare accessori di moda contraffatti.
Un’altra buona notizia è quella che, in relazione a tali reati di contraffazione su vendite on-line, la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione del MISE sta già da tempo operando in collaborazione con l’Osservatorio Europeo sulla Violazione dei Diritti di Proprietà Intellettuale, concentrandosi in particolare sulla tutela di tali diritti nel mondo digitale.
Inoltre, nel nostro paese un ulteriore significativo avanzamento in tale direzione è stato ottenuto anche con l’implementazione, da parte della Guardia di Finanza, del progetto S.I.A.C.: Sistema Informatico Anti Contraffazione. Il progetto, co-finanziato dalla UE e affidato dal Ministero dell’Interno alla GG.FF., consta una piattaforma telematica plurifunzionale composta da diversi applicativi che assolvono le funzioni di:

  1. informazione per i consumatori;
  2. cooperazione tra gli attori istituzionali e, in particolare, tra le Forze di polizia e tra queste e le Polizie Municipali;
  3. collaborazione tra le componenti istituzionali e le aziende.
In particolare, grazie a S.I.A.C., è possibile (cit. dal sito) “fornire un quadro aggiornato circa l’azione svolta dai vari attori istituzionali che presidiano il “mercato del falso”, mettendo a disposizione dell’utenza anche indicazioni e consigli pratici per evitare di acquistare prodotti contraffatti o pericolosi. Il sistema, inoltre, consente ai titolari delle privative industriali e intellettuali di collaborare attivamente all’azione di prevenzione e contrasto mediante l’invio di elementi informativi sui propri prodotti colpiti da condotte di contraffazione (immagini, schede tecniche, perizie, consulenze tecniche etc.) di pronta consultazione per gli organi di controllo operanti sul campo”.