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Per esportare in Cina con oculatezza ed in sicurezza

30 ottobre 2014

Fonti: www.eusmecentre.orgwww.china-certification.comwww.newsmercati.com del 9/10/2014

 (Parte introduttiva)

  • La tutela dei diritti di proprietà intellettuale
    E’ operativo da inizio anno il programma EU-China Cooperation on Intellectual Property, finalizzato alla diffusione degli elementi conoscitivi basilari in tema di tutela dei diritti di proprietà intellettuale.
  • Il nome del prodotto
    Deve essere scelto un buon nome cinese, accompagnato da una traduzione che combini nel miglior modo suoni e significati. Dato che l’accostamento fonetico e semantico (dual adaptation), unito alla visibilità dei due nomi accostati (in caratteri latini e cinesi), e proposta ai segmenti di consumo più ricchi da conquistare.
    Sempre consigliata la registrazione del relativo Trademark. Ma bisogna ricordare che la registrazione nei soli caratteri latini non tutela da una registrazione dello stesso brand effettuata in ideogrammi cinesi. Questa doppia registrazione è utile a difendersi dalle cosiddette traduzioni con nomi-civetta, ovvero nomi in cinese dello stesso brand applicati da negozianti, fornitori o competitors.
    Per fortuna dal I° maggio scorso è entrata in vigore la legge sul trademark, che rimuove gli ultimi ostacoli per difendersi dal Trademark Squatting, e che prevede sanzioni pesanti per i colpevoli. Trattasi dell’odiosa pratica di registrare in malafede un marchio “altrui”, con l’obiettivo recondito di estorcere denaro.
  • La domanda di importazione
    Sono molto numerosi i prodotti per i quali è richiesta in Cina l’autorizzazione alla importazione. Autorizzazione che può risolversi anche in atti amministrativi diversi dalla classica licenza, rilasciati dal governo o da suoi organi appositi.
  • Il sistema CCC (China Compulsory Certification)
    La certificazione obbligatoria di prodotto è richiesta per una gamma molto estesa, che va dal comparto industriale a quelli dei beni di consumo, e che in ogni caso sono indicati nell’apposito catalogo dei prodotti CCC. Trattasi di una attestazione solo in parte assimilabile a quella della certificazione di qualità/standardizzazione presente sui nostri mercati UE. I prodotti ai quali è stata concessa possono essere importati, venduti od utilizzati esclusivamente sul territorio cinese. Inoltre, stando a quanto indicato dal sito cinese: www.china-certification.com, quand’anche un prodotto non risultasse presente nel catalogo CCC, problemi doganali potrebbero comunque insorgere nel caso di specifica richiesta avanzata da un funzionario doganale cinese.
  • Prodotti biologici quali l’agrofood
    Purtroppo la Cina non riconosce ancora le certificazioni estere relative a prodotti biologici. Al contrario, richiede agli esportatori di tali prodotti di farli certificare localmente da uno dei 23 China Certifying Institutes, prima di esportarli: E, in assenza di tale certificazione, non è ammesso stampare la parola “biologico” sulle etichette. Ciononostante, al fine di sopperire a tale vincolo, sono state da taluno suggerite soluzioni-scorciatoia sul piano del MKT – ma a nostro avviso rischiose - come l’indicazione in etichetta di espressioni quali: “privo di conservanti, additivi e di prodotti chimici”, ovvero quella di lasciare la parola “biologico” sul contenitore dei prodotti, ma non sulla etichetta apposta sui singoli prodotti, dato che qualche consumatore cinese è in grado di comprendere il significato di “biologico”, così come nei nostri mercati comunemente inteso.
    Invece è importante specificatamente menzionare, ed in forma chiara leggibile, sulla confezione gli ingredienti, che possono causare allergie, quali le sostanze contenenti glutine, il latte, la soia, ecc..
  • L’Etichetta
    Se consideriamo l’elenco delle informazioni da indicare, emerge che in Cina risultano altrettanto se non più scrupolosi di quanto non lo siamo in Europa, dovendo obbligatoriamente segnalare: data di produzione e di scadenza del prodotto; ambito, volume e modalità di utilizzo in conformità con gli standard relativi; nome, peso netto e specifiche del prodotto; numero della licenza di produzione; modalità di conservazione; nominativo, indirizzo e contatti del produttore; codice dello standard del prodotto; quant’altro previsto dalla legge.
    Quanto alle modalità di etichettatura, risulta che talora l’etichetta in ideogrammi cinesi viene predisposta dall’importatore cinese sulla base delle informazioni comunicategli dall’esportatore. Questo ultimo, in tali casi, la invierebbe al primo che procederebbe a stamparla ed applicarla sul prodotto, così da spedirlo già confezionato secondo i requisiti richiesti dalla legge cinese.
  (Seguiranno approfondimenti anche su altri specifici argomenti)