Risultati dell'ultima indagine sulla contraffazione

30 ottobre 2014

Sono stati recentemente diffusi i risultati dell’ultima indagine Fondazione-CENSIS sul fenomeno della contraffazione, condotta per conto della Direzione Generale Lotta alla Contraffazione (MISE). Indagine importante, perché presenta interessanti collegamenti con l’analoga indagine condotta nel 2012. Esaminiamone i dati maggiormente salienti.
Il fatturato del falso.
Il volume complessivo delle vendite di prodotti contraffatti nel 2012 (anno di riferimento) superava i 6,5 miliardi di Euro, con tre settori prevalenti: Abbigliamento e accessori – CD,DVD cassette audio e video - Prodotti alimentari, alcolici e bevande. Questi tre macrosettori da soli generavano oltre il 77% delle vendite di contraffatto.
In secondo luogo emerge l’effetto crisi-deflazione, che sembra non avere risparmiato neanche il mercato del falso.

Anni
 
Milioni di Euro
a prezzi costanti
2008 7.689,8
var. % 2008-2010 4,7 2010 7.326,0
2011 7.366,1
var. % 2010-2012 10,8 2012 6.535,2
E’ significativa la riduzione in termini reali del valore degli acquisti, correlata sia all’emergere della crisi (a partire dal 2008), che all’effetto deflazione, accentuatosi negli ultimi anni. Il rapporto segnala infatti che “il valore medio dei pezzi sequestrati da Dogane e Guardia di finanza diminuisce da 13 a 10,7 euro nel periodo 2008-2013”. E tale riduzione denota evidentemente anche un calo della domanda espressa da quel segmento di consumatori che, in passato, accedevano con maggiore frequenza al mercato del falso.
L’intreccio tra contraffazione e illegalità diffusa.
Di rilievo gli esiti del sondaggio CENSIS che dimostra come, a livello territoriale, la popolazione sia consapevole del fatto che la contraffazione rappresenti solo l’ultimo anello di una filiera criminale, i cui gestori sono molto spesso dediti anche ad altri traffici loschi e di maggiore spessore criminale. E che in ogni caso la contraffazione risulta connessa a tre fenomeni tipici, quali la presenza: di imprese irregolari, di sfruttamento del lavoro e di immigrazione irregolare a livello territoriale.
Mentre il sondaggio circa la consapevolezza, a livello territoriale, della presenza di tali tre fenomeni indicati fornisce uno spaccato nel quale prevale il Sud-Italia, seguito dal Centro, dal Nord-Ovest e per ultimo dal Nord-Est, diversi risultati si ottengono quando si chiede agli intervistati se ritengono che siano presenti, sul loro territorio, aziende/individui che producono merci contraffatte. Infatti la percentuale di risposte affermative in tal caso vede al primo posto il Centro, seguito dal Nord e poi dal Sud e Isole.
Strumenti di tutela della proprietà industriale rispetto ai quali le imprese dovrebbero essere ulteriormente sensibilizzate.
Merita osservare che le prime 5 posizioni per ordine di importanza si riferiscono rispettivamente a: 1° Istanze di tutela presso banca dati Falstaff (GGFF); 2° Analisi preventiva fattori di rischio sul mercato di riferimento; 3° Dispositivi anticontraffazione; 4° Acquisizione di uno o più titoli di proprietà industriale appropriati; 5° Registrazione di marchi collettivi. Ciò che più colpisce è la palesata sensibilità degli intervistati al fattore intelligence del fenomeno contraffazione, nella sua declinazione di conoscenza dei fattori di rischio sui mercati di riferimento.
I giovani e la contraffazione
Un interessante capitolo dell’indagine Censis è dedicato al coinvolgimento dei giovani nell’acquisto di prodotti contraffatti. Le interviste, realizzate a Roma, confermano da una parte che i luoghi privilegiati per tali acquisti sono sempre gli stessi: la bancarella per strada, il mercatino zonale, la spiaggia, un negozio e – solo al quinto posto – internet.
Dall’altro, mettono in luce la superficialità con la quale i giovani effettuano tale acquisto, prevalentemente concentrato su prodotti di abbigliamento. E la motivazione predominante è sempre quella di potere risparmiare. Seguita nello ordine da: Perché è poco impegnativa e la pago poco - Perchè avevo bisogno di quell'articolo - Perché la qualità è la stessa dell'originale - Quando l'ho acquistata non sapevo che fosse falsa - Per divertimento!! - Per seguire la moda!!
Ne emerge uno scenario del tutto sconfortante, tanto che è opportuno a questo punto riportare le eloquenti parole con le quali il Censis efficacemente commenta tali dati. “Comperare contraffatto è un atto socialmente accettato, normale: acquistare falsi viene descritto come un gesto “normale”, che fanno tutti (66,5%) e che perciò si compie con leggerezza; pesa poco sulla coscienza e sul portafogli, e non ci sono grandi pretese sulla qualità, durata e riuscita complessiva del prodotto”.
Non si può allora che concludere con due proposte operative.
In primo luogo rimandando a quanto già da noi indicato nella nostra precedente news del 9 Settembre scorso, nella quale avevamo proposto, come efficace antidoto al lassismo di tale forma mentis, il ruolo dell’educazione, da attuarsi affrontando tali argomenti all’interno dei programmi scolastici di educazione civica.
In secondo luogo opponendosi all’indolenza mentale anche degli adulti, dato che – se parliamo invece di evasione fiscale - molti dimostrano già di non possedere, nella misura in cui forniscono dati ad un apposito sito internet in cui è possibile segnalare sia evasori che onesti. Quindi, al fine di fare sistematicamente rete tra consumatori corretti ed istituzioni nel contrasto di tale piaga, anche la possibilità pratica di segnalare alle competenti autorità soggetti o siti di cui si sia accertata la pratica contraffattoria non dovrebbe essere considerato un atto riprovevole, di chi si impiccia dei fatti degli altri. E sarebbe sbagliato un tale atteggiamento, perché è da considerarsi invece più che legittimo che tutti noi ci facciamo i fatti nostri collaborando a disincentivare il fenomeno della contraffazione, in quanto reato contro il “bene comune”.