Perché è utile partecipare alla consultazione pubblica online in tema di etichettatura dei prodotti agroalimentari

12 gennaio 2015

Non è difficile immaginare perché sia più che opportuno partecipare a questa consultazione pubblica indetta dal Ministero delle Politiche Agricole, in considerazione delle incombenti esigenze riconducibili agli effetti dell’entrata in vigore del ben noto Regolamento 1169.
Come si legge sul sito ministeriale:
“Il Regolamento n. 1169 fa riferimento all'indicazione del paese d'origine o del luogo di provenienza, affermando che tale indicazione - ormai già obbligatoria per una serie di prodotti come l'olio extravergine d'oliva, il miele, il latte, le carni bovine, le uova - può essere usata dai paesi dell'Unione nel caso in cui l'omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d'origine o al luogo di provenienza reali dell'alimento, in particolare, se le informazioni che accompagnano l'alimento o contenute nell'etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l'alimento abbia un differente paese d'origine o luogo di provenienza".
Ne consegue, pertanto, che mai come in questo caso, i feedback ad una consultazione pubblica di questi tipo appaiono di fondamentale importanza “per indirizzare l'azione politica verso scelte che hanno una ricaduta diretta sulle aspettative e gli interessi dei consumatori”.
E non ci sarebbe neppure da stupirsi se questi risultati servissero anche a convincere il nostro governo a ripristinare l’obbligatorietà della indicazione della sede dello stabilimento di produzione sull’etichetta.

IL QUESTIONARIO
La struttura del questionario delle domande consente un approfondimento crescente sulle tematiche che complessivamente attengono alla tutela del consumatore. Si parte da precise richieste di quantificazione dell’interesse da riservarsi dapprima all’origine del prodotto, poi all’origine degli ingredienti/materie prime, quindi al luogo di trasformazione delle materie prime dei prodotti alimentari. Una sezione ad hoc è peraltro dedicata a misurare il grado di conoscenza/importanza delle svariate informazioni da indicare sull’etichetta, ed un’altra è dedicata a domande volte a stimare il peso di fattori quali il “prezzo” nella scelta d’ acquisto.
In merito alle domande sull’
origine dei prodotti, è significativo rilevare come tre di esse mirino a catturare l’importanza dal consumatore attribuita a: prodotto fatto con materie prime italiane – prodotto trasformato in Italia – presenza di marchio IGP o DOP. Ma altrettanto importanti sono anche i quesiti volti a testare l’interesse del consumatore su tematiche quali lo standard della sicurezza alimentare, ovvero gli aspetti etici nella produzione.
Un significato particolare assumomo poi i tre quesiti che richiedono di segnalare il grado di importanza attribuibile alle informazioni relative a: 1) il fatto che le materie prime siano al 100% di origine italiana; 2) di origine di un paese UE qualsiasi; 3) di uno specifico paese (Ue o non UE indifferentemente) indicato in etichetta.
Di rilievo anche la distinzione che viene nel prosieguo proposta circa l’importanza attribuibile al fatto di conoscere il luogo in cui avviene la trasformazione delle materie prime di un prodotto alimentare, se in particolare sia sempre di fondamentale importanza o se sia tale solo in relazione a determinati prodotti.
Un successivo quesito approfondisce la richiesta di conoscere l’opinione del consumatore sugli aspetti di visibilità/interpretazione dei contenuti presenti sull’etichetta, ovvero l’importanza che in essa siano facilmente individuabili e leggibili le informazioni relative sia l’origine della materia prima che, al luogo di trasformazione dei prodotti alimentari.
La penultima domanda è forse tra le più utili e coinvolgenti riguarda il livello culturale dell’intervistato su tematiche di carattere produttivo/merceologico, dato che viene richiesto di indicare – per ciascuno dei 16 tipi di prodotti alimentari presentati – quanto si ritiene che la mancanza di indicazioni sull’origine della materia prima possa essere ingannevole.
Infine l’ultima domanda propone l’intrigante quesito se e fino a quanto il consumatore sarebbe disposto a spendere di più per avere la certezza dell’origine e provenienza ITALIANA del prodotto che acquista.
Tale ultima domanda indica a ritenere che taluni dei risultati emergenti dall’elaborazione statistica delle risposte al questionario, una volta associati al profilo anagrafico dei rispondenti, potrebbero risultare utilmente segnaletici anche per ambiti merceologici diversi da quello dei soli prodotti agroalimentari.