Per esportare in Cina con oculatezza ed in sicurezza: la difesa di domini e brand

12 gennaio 2015

Una strategia aziendale per difendersi da cybersquatting e da contraffazioni di marchio è quella di incorporare funzionalmente meccanismi di tutela nell’ambito della struttura commerciale.
E’ quindi utile in generale avvalersi, laddove possibile, del modello distributivo cosiddetto two-stringed, che combina sul territorio cinese l’attività di distributori locali con quella delle forze di vendita direttamente dipendenti dal venditore estero: in negozi monomarca, ad esempio.
Inoltre, per cercare di assicurarsi una brand experience non sbilanciata, tra canale digitale e fisico, è di basilare importanza che gli affiliati, i rivenditori od i franchisees, mettano in atto compiutamente quanto pianificato in tema di diffusione e tutela del brand.
Operando in tal senso, è talora possibile specializzare ciascuna delle diverse categorie di operatori commerciali non solo a recepire differenziate esigenze commerciali, ma anche a proteggere la reputazione del brand su diversificati canali digitali, impedendo ai possibili truffatori di interporsi tra questo ed il cliente finale.
In considerazione della fondamentale importanza del fattore pubblicitario nel mercato cinese, va inoltre attentamente gestita la penetrazione del brand, del dominio digitale, ma anche dei nomi chiave - che per valenza pubblicitaria possono essere ricondotti ai primi - in particolare sui canali social.
E poi l’accortezza di non lasciare in esposizione a magazzino l’intero stock di merci spedite e sdoganate, essendo preferibile stoccarle in una Free Trade Zone, per poi scaricarle a seconda delle occorrenze. (In modo tale, peraltro, da diluire anche il pagamento dei dazi).
Infine la scelta dei software operativi di supporto deve privilegiare quelli multilingual, così come bilingue dovrà essere parte del personale addetto sia alle vendite che ai servizi post-vendita.

Per quanto riguarda sia i nomi di dominio che di brand, è già stata indicata l’importanza delle casistiche create da parole che, pronunciate nella lingua locale, assumono un significato assolutamente inidoneo – o controproducente - sul piano del marketing. (Un esempio utile tra i più citati è quello del Minivan Laputa, di una casa automobilistica giapponese, che non poteva certo essere riproposto come tale anche nei paesi di lingua spagnola).
Ma, se si vuole evitare tale inconveniente creato dalla traslitterazione (cercando quindi locuzioni che rispecchino il suono del marchio pronunciato in caratteri romani), non si deve però incorrere neppure nell’altro inconveniente di creare locuzioni associate a strane immagini o messaggi, ovvero prive di senso o di alcun collegamento semantico con il brand. Si deve quindi cercare di avvicinarsi alla cosiddetta dual adaptation, che consente un accettabile livello di adeguatezza sia sul piano fonetico che semantico.

Al fine di evitare problematiche connesse con la gestione del marchio, è consigliabile che, una volta acquisito un compiuto quadro informativo al riguardo – avvalendosi di legali esperti in materia – si proceda a presentare la domanda di registrazione anticipatamente rispetto alla data di entrata effettiva dei prodotti/servizi sul mercato locale, onde compensare le tempistiche di rilascio della registrazione.
Nel corso del 2014, nell’ambito dell’Ue Cina IP Cooperation Action, l’UAMI ha attivato il programma IpKey (www.Ipkey.org), che lavora in collegamento con l’UESME Centre (ved. ns. news precedente). Mentre il governo cinese sta attivamente collaborando in questa direzione avendo lo scorso anno avviato sperimentalmente l’esercizio di tre Corti, specializzate in proprietà intellettuale, nelle città di Pechino, Shanghai e Guangzhou.
Si ricorda peraltro che le nuove ed aggiuntive normative in tema di Trademark Law – entrate in vigore a maggio 2014 – all’art 66 prevedono che, se un marchio registrato non risulta utilizzato per tre anni consecutivi in assenza di giustificati motivi, può esserne richiesta la cancellazione anche da parte di terzi. Il successivo art 67 annovera tra le cause di “giustificato motivo”: cause di forza maggiore, impedimenti imposti da governi stranieri, fallimento, altre cause al di fuori dell’ambito di responsabilità del titolare del marchio.
Il reato di contraffazione (art 76) è anche in Cina ricondotto alla nozione di inganno della fede pubblica.
E’ previsto che la controparte, vittima di tale reato, possa ottenere un ristoro del danno subito, valutabile sulla base di taluni basilari indicatori quali: il prezzo di vendita dei prodotti contraffatti venduti ed invenduti, valore mediano del prezzo dei prodotti originali, la misura del reddito risultante dalla vendita dei contraffatti, nonché altri fattori che consentano una ragionevole misurazione del valore dei prodotti contraffatti.
Degni di nota, per meticolosità e precisione descrittiva, sono i dettagli con i quali vengono indicati i requisiti necessari per registrare un marchio nella forma di: disegno, disegno colorato, simbolo tridimensionale, combinazione di colori, suono, nonché un marchio collettivo.

Altri articoli di tali norme consentono di trattare i casi di merci usurpative, ovvero quelli in cui il venditore può dimostrare di vendere in buona fede prodotti contraffatti , acquistati come tali da terzi.