Cosa prevede il negoziato dell’accordo commerciale USA-UE (Transatlantic Trade and Investment Partnership: TTIP)

27 febbraio 2015

Come era prevedibile attendersi, i succinti flash informativi emanati dalla UE non potevano non accennare alle delicate questioni delle Indicazioni Geografiche Tipiche e della Proprietà intellettuale (vedi http://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=1230#market-access), a difesa dell’invenzione, miglioramento e brandizzazione di prodotti e servizi.
Anche in considerazione del fatto che le imprese ad elevata intensità di capitale intellettuale (IPR) sono responsabili di quasi il 40% del PIL della UE, dando lavoro ad un numero di addetti pari al 35% della forza lavoro comunitaria.
Un primo generico proposito negoziale è quello di volersi ispirare al principio del raggiungimento di un equilibrio bilanciato nell’applicazione delle “IPR rules”.
Un’altra importante manifestazione di impegno è quella di voler concordare i contenuti di impegni vincolanti concernenti non solo la generale applicazione delle Indicazioni Geografiche, ma anche taluni ambiti più specifici, attinenti in particolare la ricessione dei diritti nel settore artistico cine-televisivo: resale rights for visual artists - public performance and broadcasting rights.
Ed è proprio su questi ed altri argomenti similari che hanno cominciato ad emergere controversie negoziali. Infatti la UE ammette che gli accordi commerciali in corso avrebbero portato, se non adeguatamente modificati, a fare accettare criteri applicativi e norme proprie del ben noto accordo ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), che erano state però già rifiutate dal Parlamento Europeo il 4 Luglio del 2012, e con ampia maggioranza. In considerazione del fatto che tale accordo sarebbe risultato fortemente lesivo di diritti e di libertà fondamentali dei cittadini europei, e non solo europei. (Giova ricordare che l’ACTA è un accordo commerciale su base multilaterale volto a definire una normativa efficace per il contrasto della contraffazione e della pirateria informatica, a tutela di tutte le forme di privativa, copyright e brevettazione su beni immateriali, attività e servizi legati all’utilizzo della rete internet. Sono stati 22 i paesi della UE che lo avevano siglato a Tokyo nel gennaio del 2012, compreso il nostro, oltre ad altre importanti nazioni che lo avevano già adottato in precedenza: Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Corea del Sud, ecc. Tra i non firmatari invece: Germania, Olanda, Estonia, Slovacchia e Cipro).
Ne consegue che, in proposito, le aree di maggiore criticità/esclusione negoziale riguarderanno: il penal enforcement e l’internet service provider liability.
Una ulteriore preoccupazione sollevata da parte UE riguarda l’ipotesi che accordi sull’utilizzo di diritti di proprietà intellettuale possano tradursi in aumenti del prezzo di nuovi prodotti medicinali. Ma su tale punto il proposito della UE è fermo nel non consentire che tali nuovi accordi su IPR facilitino o si risolvano in traslazioni sui prezzi dei prodotti al consumo.

INDICAZIONI GEOGRAFICHE (IG)
Le note esplicative in esame indicano come USA e UE stiano adottando norme alquanto differenziate in tema di origine geografica dei loro prodotti. La differenza sostanziale risiede nel fatto che negli USA la tutela passa attraverso il trademark registrato, mentre in ambito UE la tutela è rappresentata dalle IG. Il problema sembra porsi allora quando il trademark di un prodotto di un paese UE, provvisto di indicazione geografica tipica o protetta, non risulta registrato negli USA.
Le conseguenze, ben esplicitate nei documenti UE, indicano come negli USA sia presente un forte fenomeno di concorrenza sleale collegata a prodotti che – quanto a Look Alike - sembrano provenire da rinomate aree geografiche dei paesi membri, ma non lo sono affatto. La conclusione è che su tematiche così nuove per il consumatore statunitense i soli termini del TTIP non siano una garanzia sufficiente per le PMI europee, ed italiane in particolare. Tanto che a tali norme dovrebbero aggiungersi azioni di tipo comunicativo - con info sulle singole etichette dei nostri prodotti – che consentano al consumatore USA di non confondere un nostro prodotto IGP da una sua volgare imitazione.

PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Un punto importante sul quale sembra inoltre essersi soffermata l’attenzione dei negoziatori UE è quello associato alle difficoltà tipiche e distintive delle PMI, in quanto, come opportunamente sottolineato, esse - al pari delle grandi - devono operativamente confrontarsi con gli stessi problemi di ricerca, gestione ed implementazione delle informazioni necessarie ad affrontare le trade barriers, ma dispongono di molte meno risorse finanziarie ed umane delle grandi. Per questo motivo i negoziatori UE propongono la creazione negli USA di un desk online gratuito dedicato alle PMI, che le sollevi da molti degli oneri necessari alla raccolta delle informazioni concernenti, dazi, tassi, procedure e opportunità di mercato.
Ciò premesso, è giusto soffermarsi anche sugli aspetti critici da più parti sollevati su altri importanti contenuti del negoziato. Si tratta in particolare di preoccupazioni concernenti le modalità di protezione degli investimenti; tematica - questa ultima - sulla quale la Commissione UE ha peraltro postato online la Relazione sulla consultazione pubblica ad hoc istituita. Il focus verte specificamente sul tema della composizione delle controversie sul rispetto del trattato che possano insorgere tra privati e governi (con proposta di arbitrato sovranazionale: ISDS), che risulta essere uno dei più spinosi da affrontare sul piano giuridico.
(Altre preoccupazioni non ancora sopite – secondo informazioni diffuse sui media – riguardano una possibile riduzione degli standard di sicurezza nella filiera alimentare, nonostante la decisa smentita al riguardo parte UE, come sopra sottolineato).
Con problematiche negoziali ancora numerose, concernenti anche altri settori: chimico, farmaceutico, automotive e cosmetico, è difficile ritenere che tale fondamentale accordo di riduzione e semplificazione dei dazi e delle barriere tecniche possa essere siglato entro l’anno. E poi, su questa materia, gli intrecci di interessi ed implicazioni possono venire a formarsi nel tempo anche a motivo della contemporanea discussione di tematiche analoghe su tavoli negoziali paralleli.
Infatti la UE sta contemporaneamente negoziando una partnership economica anche con il Giappone. E questi negoziati, per quanto entrati nel vivo, non ci si aspetta siano conclusi entro l’anno anche perché il Giappone registra un certo stallo nel TRANS-PACIFIC Partnership, il negoziato che ha in corso con gli USA.