Esportare gelati e latticini in Cina: procedure, certificazioni di origine e dati di mercato

29 marzo 2015

Un interessante studio (Importing Dairy Products into China) realizzato per conto del centro UE di Pechino per l’assistenza alle PMI che intendono esportare in Cina (www.eusmecentre.org), fornisce una serie di utili indicazioni legali e commerciali sull’import di latticini in quel paese.
I dati di crescita dell’import da metà 2008 a metà 2013 che vi sono riportati appaiono sbalorditivi. In primo luogo per il tasso di incremento annuale: 42% e per i volumi, (da meno di un miliardo di Euro a circa 5 miliardi a fine periodo), tanto da fare della Cina il secondo più grande importatore di latticini dopo gli USA. E poi perché forniscono una mappa di paesi esportatori tra i quali ancora non è presente l’Italia: le nazioni maggiormente esportatrici risultando essere: Nuova Zelanda, Germania, Stati uniti, Francia, Australia. Mentre nell’export di yogurt cifre di primissimo piano sono state toccate anche da Spagna e Svizzera.
La situazione a favore dell’Italia è senz’altro cambiata nel corso del 2014, tanto che - già a metà dello scorso anno - su siti specializzati sulla Cina si leggeva che:
- l’export dell'industria casearia italiana si attestava al quinto posto al mondo, subito dopo quello francese, ma ancora distante da quello dei paese esortatori primi in classifica: Nuova Zelanda, Australia e Stati Uniti, mentre quello dei formaggi aveva registrato un incremento pari al 26% rispetto al 2013.

  • La problematica delle barriere non tariffarie e delle complicazioni burocratiche
    Un incremento così cospicuo, soprattutto per ciò che concerne latte a lunga conservazione e latte in polvere per bambini, è da ascrivere anche a fatti di cronaca nera che hanno drammaticamente colpito il paese nel 2008 (caso melamine milk), nel 2010 e di nuovo nel 2013. (clostridium botulinum). Anche in conseguenza di tali fatti, l’autorizzazione dell’export dei prodotti in parola in Cina è ora sottoposta ad un regime istituzionale, tariffario e regolatorio estremamente vincolante.
    Le barriere legali e tecniche impediscono l’entrata sul mercato di latticini prodotti in paesi esteri a meno che non risultino adempiuti tutti i seguenti requisiti legali e soddisfatte le seguenti condizioni operative:
    • A livello statale:
      - sottoscrizione di apposito accordo bilaterale tra paesi nonchè di un testo condiviso di certificazione sanitaria relativo alle modalità di produzione del latte ed all’allevamento degli animali. (Lo studio riporta l’elenco dei paesi con i quali è stato concordato il testo di certificazione sanitaria). In generale le autorità ispettive cinesi si riservano il diritto di fare svolgere ai propri esperti controlli di tipo sanitario nel paese estero ove siano locati gli impianti di produzione (analisi degli standard di allevamento e di alimentazione), prima della loro registrazione;
    • A livello aziendale:
      - doppia registrazione, da parte del produttore/esportatore nello apposito registro presso l’AQSIC (Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine), sia nella categoria generica di produttore di alimenti che in quella specifica di produttore di latticini;
      - etichettatura dei singoli prodotti nella meticolosa osservanza delle norme apposite;
      - predisposizione dei documenti per l’export e rispetto dell’operato degli organismi doganali di ispezione. Tale aspetto rimane uno dei più problematici per le implicazioni burocratiche cui sottopone l’esportatore, in quanto il comportamento degli agenti doganali non risulta essere affatto uniforme tra i diversi porti di sbarco in Cina. Ed un esportatore che abbia già esportato in un porto in precedenza, qualora cambiasse successivamente, potrebbe essere sottoposto alle lungaggini dei controlli e delle ispezioni in tale secondo porto come se risultasse esportatore per la prima volta.
      - pagamento degli oneri doganali e fiscali
  • L’etichettatura
    Le principali informazioni obbligatorie da apporre sull’etichetta devono esplicitare chiaramente in mandarino (tranne che per i brand e per specifici contenuti da indicare in inglese): Nome del prodotto; Luogo e paese di origine; Numero dello stabilimento; Data di produzione; Data di scadenza; Condizioni nelle quali va conservato il prodotto; Peso netto (in inglese); Nome del produttore ed indirizzo (in inglese); Numero del lotto di produzione, Lista degli ingredienti (in ordine decrescente di peso relativo), ecc. Lo studio si sofferma anche sulle modalità di presentazione, in etichetta, degli eventuali additivi e delle informazioni di carattere nutrizionale.
  • I molti documenti da predisporre, sia da parte dell’esportatore che dell’importatore
    Documento attestante la registrazione presso le dogane cinesi (GAC: General Administration of Customs) sia dell’esportatore che dell’importatore - Dichiarazione d’importazione (Custom Clearance) - Fattura - Packing List - Certificato di origine - Documento attestante la registrazione in Cina del produttore estero di latticini - Bill of lading - Cargo Manifest - Certificato di assicurazione - Licenza di importazione - Registrazione quale importatore di prodotti alimentari - Documento di approvazione dell’importazione di prodotti soggetti a quarantena - Certificato di attestazione sanitaria (superamento dei controlli a campione - Commodity Inspection Certificate).
  • Tariffe doganali, IVA, margini di ricarico e relative implicazioni commerciali
    L’incidenza dei dazi all’importazione su prodotti in parola varia dal 10, al 12 al 15 e al 20% a seconda della specifica tipologia di prodotto latticino, mentre l’aliquota iva è fissa al 17%. Se, però, prendiamo in considerazione l’intera struttura di applicazione di oneri fiscali e commerciali si scopre che (ved esempio):

    Prezzo EXW di una confezione di prodotto 1
    Prezzo CIF della confezione di prodotto 1,2
    Dopo l’applicazione del dazio al 10% 1,32
    Dopo l’applicazione dell’IVA al 17% 1,544
    Dopo il ricarico dell’importatore (20%) 1,853
    Dopo il ricarico del distributore (25%) 2,316
    Dopo il ricarico del negoziante (30%) 3,011

    Assumendo che l’esempio presentato nello studio in parola sia mediamente rappresentativo delle modalità operative dell’organizzazione commerciale in Cina, se ne deduce:
    - che il prezzo finale al consumatore può arrivare sino a 3 volte quello di vendita franco fabbrica;
    - che, escludendo la Nuova Zelanda - che può avvantaggiarsi di una maggiore vicinanza geografica al mercato cinese - la competizione tra i maggiori produttori europei, concorrenti di quelli italiani, in Cina può trovare ampio spazio di manovra in fattori di prezzo collegati all’organizzazione commerciale, alla pubblicità ed al brand.

Il comparto dei GELATI

Un approfondimento specifico viene riservato nel report all’importazione di gelati. Trattasi di un prodotto che rientra nella categoria in esame solo nella misura in cui viene importato nella forma di pasta a base di latte. Ebbene, i dati di mercato presentati evidenziano come, a fronte del sorprendente tasso di crescita dell’import di gelati in Cina (misurato in quantità di tonn.) pari al 28% annuo, la Francia da sola - come primo esportatore mondiale - nel 2013 risultava aver venduto in Cina per un valore superiore al 63% dell’import complessivo di gelati, pari alla non ancora elevata cifra di 40 milioni di Euro. Si consideri che gli altri paesi esportatori risiedono tutti nell’est asiatico e, in ordine decrescente di vendite, risultano essere: Corea del Sud, Tailandia, USA, Nuova Zelanda, Malesia, Taiwan, Giappone.
La Germania è la seconda ed ultima nazione europea a comparire tra queste statistiche – e solo a partire dal 2012 peraltro – ma per importi di export ancora del tutto modesti. L’Italia è ancora una volta assente, ma ci giungono però notizie da più parti che numerosi produttori italiani – anche di medio-piccola dimensione - hanno cominciato da tempo ad aprire sedi produttive in Cina, nonostante le non piccole difficoltà organizzative e di mercato.