Il costo economico della contraffazione nei settori abbigliamento, calzature ed accessori in Italia e nella UE

31 agosto 2015

L'Ufficio per l'Armonizzazione del Mercato Interno della UE www.oami.europa.eu, ha recentemente presentato i risultati di uno studio sulla contraffazione di articoli ed attrezzature sportive, che stimano per l'Italia un danno superiore ai 50 milioni di Euro. Di seguito ci si concentra invece sulle risultanze di uno studio analogo e precedente ma relativo ai settori indicati nel titolo, che mostra come la contraffazione incida nel nostro paese con effetti ben più gravi. Per la realizzazione di questa indagine – che ha considerato un periodo di riferimento compreso tra il 2007 ed il 2012 - si è affrontata una mole elevata di difficoltà. Ciò per il fatto che la natura del fenomeno contraffazione rende estremamente arduo quantificarlo in maniera affidabile, per la difficoltà ad ottenere dati completi relativi a un’attività nascosta, segreta e non dichiarata e l’inevitabile ricorso a vari approcci empirici,” come le indagini, gli acquisti anonimi, il monitoraggio delle attività online, che rendono per l’appunto difficoltoso aggregare in forma metodologicamente corretta i flussi informativi relativi a tali diverse fonti. (Per approfondimenti di tipo metodologico si veda la nota (N1)).

Il costo economico diretto per la UE, relativo ai citati 3 settori direttamente interessati dal fenomeno della contraffazione. I costi per tali settori sono costituiti principalmente dal calo delle vendite dovuto alla violazione: “si calcola che l’industria legittima perda circa 26,3 miliardi di EURO di entrate all’anno a causa della presenza d’indumenti, calzature e accessori contraffatti nel mercato dell’UE, per una percentuale pari al 9,7 % delle vendite del settore”, con una perdita diretta di quasi 363.000 posti di lavoro, e questo dato tiene conto solo dell’effetto dei beni contraffatti prodotti e consumati all’interno dell’Unione.
Per l’ITALIA – un po’ sorprendentemente - l’incidenza della perdita di vendite risulta minore della media UE, attestandosi attorno all’8%; molto al di sotto di quella dei paesi più colpiti dal fenomeno (Lituania e Lettonia), con perdite percentuali notevolmente superiori al 20%. E solo tre nazioni separano l’Italia dal paese migliore in classifica, la Finlandia, per il quale la perdita di vendite stimata si aggira solo a circa il 4%.

Il costo economico complessivo per la UE, tenendo conto degli effetti economici diretti ed indiretti. Tali effetti complessivi “sono il risultato del fatto che i vari settori dell’economia acquistano beni e servizi tra loro per utilizzarli nei processi produttivi. Se le vendite di un settore si riducono a causa della contraffazione, questo settore acquista meno beni e servizi dai suoi fornitori, provocando un calo delle vendite e corrispondenti effetti sull’occupazione in altri settori”. In tal caso la diminuzione di fatturato per il sistema economico nel suo complesso raggiunge l’importo di circa 43,3 miliardi di EURO, con la riduzione di 518.281 posti di lavoro ed una perdita di entrate statali pari a 8,1 miliardi di EURO.

Il dettaglio dei costi per l’ITALIA ed altri 9 paesi dell’Unione, in cui i tre settori in esame sono significativamente colpiti dalla contraffazione. L’indagine si è avvalsa di un modello econometrico “a due stadi” per misurare l’impatto della contraffazione nello spiegare la differenza tra vendite stimate e vendite effettive, queste ultime incorporanti l’effetto contraffazione. E tale impatto è stato a sua volta valutato per ogni paese ricorrendo anche ad una serie di indicatori che potrebbero rendere lasca la stima ottenuta, in quanto espressione di fattori di natura sociologico-comportamentale: la percentuale della popolazione che ha riferito di aver acquistato prodotti contraffatti negli ultimi 12 mesi (N2), nonché la posizione del paese nell’indice di percezione della corruzione.

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Effetti diretti Effetti complessivi
Vendite
Mil. Euro
% Num. di occupati Vendite
Mil. Euro
% Num. di occupati
Italia 4.548 8,5 49.482 7,5 8.968 80.951
Spagna 4.127 15,8 50.296 13,5 *   *  
Regno Unito 3.644 8,0 40.152 7,6 5.296 **  
Germania 3.539 7,9 40.281 7,6 5.291 52.994
Francia 3.520 9,3 25.763 8,6 5.103 36.567
Grecia 953 18,7 19.803 17,0 1.323 24.375
Portogllo 425 10,4 18.481 9,8 992 25.659
Romania 143 15,8 20.638 7,8 403 27.613
Bulgaria 56 17,5 15.381 9,8 186 20.400
UE28 26.343 9,7 362.625 8.9 43.288 518.281
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Le stime dei vari effetti esaminati –seppure di interesse per il singolo paese membro UE - non consentono comunque di effettuare una valutazione di natura comparativa del fenomeno contraffattivo, in termini di maggiore o minore incidenza relativa tra un paese e l’altro, anche a motivo della diverso peso - sull’economia dei singoli paesi - dei 3 settori oggetto della contraffazione.

Il nesso tra calo delle vendite e perdita dei posti di lavoro. La distribuzione della perdita di occupazione, secondo il tipo di attività economica e del relativo calo di vendite, è stata stimata come di seguito:

Calo dovuto alla contraffazione per ambito lavorativo % di minori vendite in Miliardi di Euro Perdita di occupati in migliaia di unità
Fabbricazione 5,0 89,5
Commercio all’ingrosso 4,4 45,5
Commercio al dettaglio 10,6 227,6
Importazioni 6,4 -
Totale settor 26,3 362,6

L’impatto sulle minori entrate fiscali complessive: circa 8,1 Miliardi di Euro
  • L’IVA persa (3,7 miliardi di Euro), è stata stimata sulla base del consumo familiare delle vendite dirette perse nei settori dell’abbigliamento e delle calzature: 26,3 miliardi di EURO.
  • Le mancate imposte sul reddito (1,8 Miliardi di Euro) sono state stimate sulla base della percentuale di stipendi generati dal calo dell’occupazione rispetto agli stipendi totali, considerando gli effetti diretti e indiretti sull’occupazione.
  • Le imposte perse sui profitti delle imprese (557 Milioni di Euro) sono state stimate in base alla percentuale di costi diretti e indiretti per i 3 settori.
  • I minori contributi previdenziali per 2 Miliardi di Euro ca.
(L’indagine cita anche i risultati di studi esaminati in materia e uno in particolare - riguardante fenomeni criminali di contraffazione delle scarpe in Campania - merita di essere segnalato, in quanto evidenzia come il prezzo del prodotto contraffatto sia fatto variare in relazione al grado di somiglianza con l’originale. (N3))

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(N1) Gli autori tendono a precisare: “Nel presente studio vengono ignorati i possibili effetti positivi degli input previsti per la produzione o la distribuzione di prodotti illegali che potrebbero essere fabbricati all’interno o all’esterno della UE. In altri termini, l’effetto indiretto calcolato è un valore lordo che non tiene conto dell’effetto a lungo termine dello spostamento delle vendite dai produttori legali a quelli illegali, o del fatto che una parte delle vendite di prodotti contraffatti avviene attraverso i canali di vendita legittimi. L’effetto netto sull’occupazione potrebbe quindi essere inferiore all’effetto lordo calcolato in questa sede
“Analogamente, sebbene le attività illecite non generino gli stessi livelli di entrate fiscali delle attività legali, nella misura in cui la distribuzione e la vendita di prodotti contraffatti sfruttano i canali di vendita legittimi, viene riscossa una certa quantità di imposte dirette e indirette su questi prodotti, pertanto la riduzione netta delle entrate statali può essere inferiore all’effetto lordo calcolato in questa sede”.

(N2) L’effetto del retaggio culturale, a giustificazione di acquisti di prodotti contraffatti, emerge nell’indagine laddove si sostiene: “benché i cittadini riconoscano il valore della Proprietà Intellettuale, in linea di principio essi tendono a giustificare le violazioni come conseguenza dovuta a circostanze individuali”.

(N3) Citazione: “Al fine di ottenere una buona somiglianza del prodotto contraffatto con l’originale, i componenti dell’associazione criminale acquistavano presso rivenditori autorizzati il modello in questione, in vista della sua produzione, in Cina o in loco, in modo da poterne copiare le caratteristiche nel dettaglio.
Dalle intercettazioni rilevate durante la fase investigativa, risultava inoltre che la produzione presentava diversi caratteri e livelli di qualità, caratteristiche che influenzavano direttamente i diversi livelli di prezzo dei prodotti. Le riproduzioni, dunque, potevano essere approssimative o del tutto identiche all’originale, andando a influire sul prezzo di vendita. Molto spesso i prodotti provenienti dall’estremo oriente venivano assemblati negli stessi stabilimenti cinesi che di giorno lavoravano su commissione delle marche autorizzate e di notte procedevano ad assemblare i prodotti falsificati. È facile comprendere come molto spesso la somiglianza tra i prodotti originali e contraffatti possa essere davvero impressionante, poiché i contraffattori hanno accesso a metodi e materie prime utilizzati per la produzione degli articoli originali”.