La tutela del diritto d’autore in internet, nel necessario compromesso con la libertà di comunicazione

31 agosto 2015

Il diritto d’autore rientra tra i diritti di proprietà intellettuali ed è riferibile ai titolari di opere d’ingegno dal carattere intellettuale, ai quali è dedicata apposita normativa e analitica tutela (Legge 22 aprile 1941, n. 633, in precedenza anche “Legge sul Diritto d’Autore”).
E’ importante soffermarsi sul fatto d’essere “titolari” - quale presupposto per il riconoscimento di relativi diritti e tutele - in quanto, attualmente, tanto il proliferare dei fenomeni di pirateria, soprattutto via web, quanto l’acritica diffusione di contenuti gravati di diritti esclusivi, sviliscono il merito e la tutela da riconoscere agli autori di opere intellettuali. Questa newsletter vuole suscitare delle riflessioni sul punto, analizzando una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano.

 La pronuncia resa dalla Corte d’Appello di Milano si presta a un approfondimento relativo ai profili di responsabilità che possono riconoscersi in capo all’hosting provider - ovvero il prestatore di servizi web che consente a soggetti terzi il caricamento e, quindi, la condivisione di dati sul proprio sito - per i contenuti che gli Internet users possono caricare su un determinato sito, specie qualora questi si prestino, o si rivelino, quali violazioni del diritto d’autore.

Nel caso di specie, il noto hosting provider “Yahoo!” forniva un servizio di condivisione di contenuti video, ovvero una piattaforma sulla quale gli utenti registrati al sito erano abilitati a postare determinati video; su detta piattaforma era stato così abilitato il caricamento di video sui quali RTI (Mediaset) - agente in via risarcitoria nei confronti di Yahoo - era titolare di diritti di copyright.
Si badi che, mentre i contenuti video così caricati divenivano visibili a tutti gli utenti della rete - dunque anche a quelli non registrati sotto un dominio Yahoo - il loro caricamento sulla piattaforma era disponibile solo per i clienti Yahoo, sui quali quest’ultimo aveva dunque un pieno possesso, onde la conoscenza e il controllo dei dati.

Prima di esaminare il contenuto della pronuncia è necessario inquadrare dal punto di vista normativo il regime di responsabilità dell’hosting provider, così come previsto e regolato dal D.lgs. n. 70/2003. Il decreto, agli artt. 16 e ss., prevede tre sole ipotesi in cui non può configurarsi la responsabilità per i dati e le informazioni fornite a un destinatario del servizio web (in questo caso gli utenti Yahoo), segnatamente allorquando l’hosting provider:

  • non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita;
  • con riferimento alle pretese risarcitorie, non sia a conoscenza di fatti o circostanze tali da rendere manifesta l’illiceità dell’attività o dell’informazione;
  • venuto a conoscenza dei fatti o delle circostanze di cui al punto precedente, su comunicazione dell’autorità competente agisca tempestivamente al fine di rimuovere le informazioni o le attività illecite ovvero per disabilitarne l’accesso.

Dalla normativa testé riportata si è ritenuto che l’hosting provider non sia titolare di un potere di vigilanza sulle informazioni e i dati caricati dai suoi utenti sulle piattaforme abilitate, quali memorizzati sulle stesse; ancora, che non sia gravato del dovere di ricercare gli indici sintomatici dell’illiceità dei contenuti.
Ciò posto, occorre allora capire quali spazi di tutela possano ritagliarsi per i contenuti protetti dal diritto d’autore: secondo la Corte, l’hosting provider dovrà rimuovere i dati e le informazioni caricate in spregio del diritto di esclusiva, proprio del titolare del copyright, solo allorquando sia (venuto) a conoscenza della loro illiceità, senza, tuttavia, dover assolvere a un controllo preventivo. Ciò, al fine di non snaturare Internet, quale canale di diffusione e fruizione di contenuti, e mezzo utile a garantire la libertà d’informazione.
Si consideri che il procedimento giunto al vaglio della Corte muoveva da una specifica pretesa di RTI, che aveva adito, in primo grado, il Tribunale di Milano affinché ingiungesse a Yahoo di predisporre un sistema di filtraggio dei contenuti, attraverso il quale verificare se sui contenuti - audio o video caricati sul sito - vi siano dei diritti di proprietà intellettuale tali da imporne la tutela e, dunque, “bloccarne” la libera circolazione sul web.
Pretesa, questa, giudicata eccessivamente oberante dalla Corte, sul presupposto che la normativa applicabile non obbliga all’adozione di sistemi preventivi di controllo, che dunque non potrebbero imporsi sul gestore di servizi web. Peraltro quest’ultimo, qualora attivasse un simile sistema di filtraggio, andrebbe a “ledere i diritti fondamentali dei propri clienti”, quali la tutela dei dati personali e la libertà di comunicazione. Sulla base di detto assunto è stata, così, riformata la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Milano, che aveva di contro riconosciuto la responsabilità di YAHOO per l’omesso controllo sui programmi video di proprietà di RTI.

Il punto della sentenza che si presta alle critiche maggiori è dato dal fatto che, seguendo l’impostazione della Corte d’Appello di Milano, le violazioni del diritto d’autore, a mezzo internet, rimangono impunite svuotando di senso e finalità l’art. 171-ter della Legge sul Diritto d’Autore. Invero, può essere condivisibile l’assunto per cui l’hosting provider non è tenuto ad attivarsi, al fine di reperire eventuali elementi d’illiceità dei dati o delle informazioni caricati da soggetti terzi sulle proprie piattaforme: ciò sul presupposto che l’onere in parola richiederebbe la predisposizione di meccanismi eccessivamente minuziosi e, inoltre, dovendo o potendo cogliere anche elementi illeciti solo in via potenziale, si appesantirebbe in maniera eccessiva la libertà di informazione e comunicazione. Meno condivisibile appare, invece, il rigore con cui la Corte d’Appello esclude la possibilità, per l’hosting provider, di dotarsi di meccanismi di filtraggio dei contenuti. Difatti, in una prospettiva evolutiva, potrebbe ragionarsi sull’opportunità di dotare le piattaforme di caricamento dati di sistemi in grado di tracciare componenti già presenti sul web, sotto domini registrati: url, codici sorgente e via dicendo.
Attraverso tale strada si consentirebbe di salvaguardare i contenuti protetti dal diritto d’autore - inviando una segnalazione al soggetto che appare essere il titolare - senza, nel contempo, pregiudicare eccessivamente la libertà di comunicazione, attraverso il caricamento di dati e informazioni: a tal’ultimo fine, qualora il suddetto sistema di filtraggio rilevasse componenti protette, si potrebbe pensare a un blocco temporaneo sul caricamento, preceduto da un avviso all’utente.

Concludendo, si ritiene che l’orientamento espresso dalla Corte d’Appello di Milano, lungi dal sancire la supremazia della libertà informativa e comunicativa via web sul diritto d’autore, sembra autorizzare condotte “non idonee sul piano del monitoraggio preventivo” da parte del gestore dati Internet, quale l’hosting provider. Di contro, l’approccio che sembra corretto a chi scrive è quello di improntare il funzionamento del web - quale agorà di libertà non solo dell’informazione ma anche dei diritti, quali il diritto d’autore - a meccanismi di reciproca collaborazione, per tale intendendo il diritto a poter esprimere, condividere e beneficiare ogni contenuto intellettuale, ma con il rispetto di chi l’ha realizzato.

Dott.ssa Paola Perinu
BLB - Benedetti Lorusso Benedetti Studio Legale
pperinu[at]blblex.it