Patent Box: l’importante agevolazione fiscale alle attivita’ di innovazione che riguardano anche marchi, design, software, ecc.
(Prima parte)

30 ottobre 2015

L’articolo 1, commi 37- 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità), come modificato dal decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3 (Investment Compact), convertito in legge con modificazioni dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, ha introdotto anche in Italia il cosiddetto Patent Box.
Il Patent Box rappresenta un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo e/o dalla cessione di opere dell’ingegno, brevetti industriali, marchi, nonché di processi, formule e informazioni relative ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
Il nuovo regime fiscale mira a rendere il mercato italiano maggiormente attrattivo per gli investimenti nazionali ed esteri, incentivando sia la collocazione in Italia dei beni immateriali allo stato detenuti all’estero da imprese italiane o estere, sia il mantenimento dei beni immateriali in Italia, favorendo in tal modo gli investimenti sul territorio nazionale in attività di ricerca e sviluppo.
In data 30 luglio 2015 è stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il decreto ministeriale di attuazione del suddetto regime fiscale (Decreto Attuativo).
Da un punto di vista soggettivo, possono usufruire dell’agevolazione tutti i soggetti che esercitano attività di ricerca e sviluppo e che sono titolari di reddito d’impresa, incluse le stabili organizzazioni italiane di soggetti non residenti, a condizione che siano residenti in paesi con i quali siano in vigore accordi sulla doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni risulti effettivo (articolo 2 del Decreto Attuativo).
Sono escluse dal Patent Box le società assoggettate a fallimento, liquidazione coatta e amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, in quanto procedure non finalizzate alla continuazione dell’attività economica (articolo 3 del Decreto Attuativo).
I redditi agevolabili possono derivare: da una licenza d’uso, dall’uso diretto o dalla plusvalenza ottenuta dalla cessione di un bene (articoli 7 e 10 del Decreto Attuativo).
In caso di licenza d’uso, il reddito rilevante è costituito dai canoni derivanti dalla concessione in uso del bene, al netto dei costi fiscalmente rilevanti, diretti e indiretti.
In caso di uso diretto, è necessario individuare per ciascun bene il contributo economico da esso derivante che abbia concorso a formare il reddito d’impresa, comprese le somme ottenute come risarcimenti di natura giudiziale o contrattuale.
In tal caso, dunque, occorre effettuare una quantificazione figurativa, mediante una stima della quota di prezzo del prodotto o servizio finale da ritenersi derivante dal bene immateriale in esame; detta quantificazione passa per una procedura di ruling, ai sensi dell’articolo 8 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269.
In caso di cessione del bene, è prevista l’esclusione dal reddito d’impresa delle relative plusvalenze a condizione che almeno il 90 percento del corrispettivo sia reinvestito entro due anni dalla cessione in attività di ricerca e sviluppo.
La normativa adottata risponde all’orientamento oggi prevalente in sede OCSE in tema di “Nexus Approach”, in virtù del quale deve sussistere un collegamento diretto tra le spese sostenute per il bene immateriale ed il reddito derivante dall’utilizzo del bene immateriale stesso.
La quota di reddito agevolabile è determinata per ogni bene immateriale sulla base di un quoziente, calcolato sulla base dei costi di ricerca e sviluppo; detto quoziente è oggetto di massimizzazione ove detti costi siano sostenuti direttamente dal soggetto dichiarante, da università o enti di ricerca o soggetti equiparati, da società – comprese le start up innovative – diverse da quelle che hanno con la - ovvero esercitano sulla - impresa beneficiaria un controllo diretto o indiretto (articolo 9 del Decreto Attuativo).
L’opzione per il Patent Box - con una deduzione dal reddito pari al 30 percento nel 2015, al 40 percento nel 2016 ed al 50 percento dal 2017 - è irrevocabile e rinnovabile ed ha una durata pari a cinque periodi di imposta (articolo 4 del Decreto Attuativo)
Degna di particolare nota è la disposizione che procede, con taluni spunti fortemente innovativi, alla definizione delle attività di ricerca e sviluppo che rilevano ai fini dell’applicazione della disciplina in esame (articolo 8 del Decreto Attuativo). Sulla scorta di tale norma, nella fattispecie vengono in rilievo:

  1. la ricerca fondamentale”, vale a dire i lavori sperimentali o teorici svolti per acquisire nuove conoscenze, purchè successivamente esse vengano utilizzate nelle attività di ricerca applicata e design
  2. “la ricerca applicata”, con ciò intendendosi la ricerca pianificata per acquisire nuove conoscenze e capacità, da utilizzare per sviluppare nuovi prodotti, processi o servizi, oppure per apportare ad essi miglioramenti tecnici;
  3. lo sviluppo sperimentale e competitivo”, consistente nell’acquisizione, combinazione, strutturazione ed utilizzo delle conoscenze di qualsiasi tipo per la creazione o lo sviluppo di prodotti, processi o servizi, compresi: i test; le prove; le sperimentazioni, anche per l’ottenimento di eventuali autorizzazioni alla produzione e alla commercializzazione; la realizzazione di prototipi, campioni e prodotti pilota; i test e la convalida di prodotti, processi e servizi nuovi o migliorati; la realizzazione degli impianti e delle attrezzature necessarie a quanto sopra;
  4. il design”, nel senso di attività di ideazione e progettazione di prodotti, processi o servizi e le attività di sviluppo dei marchi;
  5.  l’ideazione e la realizzazione del software protetto da copyright; -
  6. le ricerche preventive, i test e le ricerche di mercato e altri studi;
  7. gli interventi per l’adozione di sistemi anticontraffazione, il deposito, l’ottenimento, il rinnovo ed il mantenimento dei relativi diritti, la loro protezione, anche in forma associata e in relazione alle attività di prevenzione della contraffazione e la gestione dei contenziosi e contratti relativi;
  8.  le attività di presentazione, comunicazione e promozione per lo sviluppo del carattere distintivo e/o della rinomanza dei marchi, che contribuiscano alla conoscenza, all’affermazione commerciale, all’immagine dei prodotti o dei servizi, del design e degli altri materiali proteggibili.

Alberto Improda
Studio Legale Improda
Avvocati - Associati