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Storia, cultura, tecnologia ed abitudine.. al contraffatto

30 ottobre 2015

La pervasività del prodotto contraffatto ha raggiunto una tale penetrazione del corpo sociale del nostro paese - come nel resto del mondo - da dovere inevitabilmente trattare il contrasto a questo fenomeno non più solo sul piano normativo - e di vigilanza sul comportamento degli operatori di mercato - ma anche con riferimento all’evoluzione storica dei modelli culturali ed agli stili di consumo prevalenti sui mercati. Tanto che l’atteggiamento verso il contraffatto potrebbe ormai essere considerato, nelle analisi di mercato, come un elemento di indagine caratterizzante il profilo tipico del consumatore odierno.
A livello mondiale basti dire che, se qualcuno avesse voglia di dare un’occhiata alle news contenute nel sito www.securindustry.com, troverebbe una elencazione di casistiche e notizie da fare rabbrividire:
“An international enforcement operation has resulted in the seizures of almost a thousand domain names for sites selling counterfeit goods” - “A clandestine operation producing counterfeit shampoo in Spain has been closed down, with several arrests made” – “24 per cent of consumers have reported being duped by counterfeiters when shopping online, says survey” – “Fake alcohol kills consumers in Turkey, Russia” – “Study finds low awareness of counterfeit medicines in US” – “Snakebite claims thousands of lives in the world's poorest countries, in part because of counterfeit and substandard anti-venoms, according to the British Medical Journal”- “Israel debates tougher penalties for fake medicines” – “40 per cent of online trade in China fake or substandard” - “A couple have been charged in the US with conspiring to traffic millions of dollars' worth of fake luxury goods”, ecc, ecc.
E si può continuare con l’incredibile notizia che viene dall’India, relativa ad un interessante studio sulla contraffazione dei pesticidi che è stato condotto da un gruppo di agronomi e chimici (scaricabile sub www.ficci.com).
Ebbene, le conclusioni alle quali giunge tale indagine appaiono decisamente inquietanti non solo per la rilevanza del’impatto diretto sulle produzioni agricole, ma anche per l’inevitabile impatto sanitario indiretto per i consumatori di prodotti coltivati e contaminati da pesticidi di bassa qualità e contraffatti:
“There is a significant share of non-genuine pesticides in the Indian market, which can be counterfeit, spurious, adulterated or sub-standard. These products are inferior formulations which are unable to kill the pests or kill them efficiently. Some such products do perform but leave by products which may significantly harm the soil and environment. The damage through such products is multifold. Apart from crop loss and damage to soil fertility, use of non-genuine products leads to loss of revenue to farmers, agrochemical companies and government. Some of the key reasons for use of non-genuine products are lack of awareness amongst the farmers, difficulty in differentiating between genuine and non-genuine products, supply chain inefficiencies, law enforcement challenges and influencing power of distributors/retailers”.
La chiara conclusione da trarre è che siamo ormai ben lontani da un fenomeno che interessa, come in Cina, principalmente i settori: abbigliamento, accessori, cosmesi, trattandosi invece di una pervasività a tutto campo nella nostra vita quotidiana, dalle bevande, agli alimentari, ai medicinali, ai prodotti per l’igiene della persona e della casa, ai devices elettronici, ai giocattoli, ai pezzi di ricambio per autoveicoli,…ai pesticidi, per non parlare poi del Look-alike e dei prodotti di pirateria.
Il valore della produzione giornaliera di tutto questa invasione di prodotti contraffatti è stata stimato pari a circa mezzo miliardo di euro (Fonte: Il Sole 24 Ore del 20/11/2015).
E’ noto d’altra parte che la radicazione del fenomeno è fondamentalmente di natura economico-finanziaria. E, a questo proposito, meritano di essere citate le notizie secondo le quali una delle numerose attività criminali che vengono alimentate dalla contraffazione oggi è anche quella del terrorismo, e quella secondo cui nel deep web, magari utilizzando bitcoin, si possono acquistare prodotti contraffatti in tutta sicurezza.
Si diceva all’inizio che il contrasto deve passare per il sostegno ad una diversa cultura dell’acquisto, ispirata da una informazione dell’acquirente rivolta a fargli sviluppare maggiore consapevolezza critica e responsabilità, in particolare quando intenda operare nel settore dell’e-commerce. Dato che, in futuro, questo sarà il luogo prediletto per le compravendite, ma anche quello nel quale si celano le peggiori insidie: come quella di affidarsi troppo facilmente a “false recensioni” di prodotti, appositamente create per indurre “in errore” il consumatore, come recentemente accaduto su di un importante market player commerciale.
Ma non il solo consumatore deve cimentarsi in un tale sforzo di natura psicologico-cognitiva per affrancarsi dall’assuefazione alla contraffazione. In quanto devono sforzarsi di cambiare mentalità ed atteggiamento anche tutti quei piccoli imprenditori - ancora non noti sul mercato per i loro marchi - che, pur di arrivare alla notorietà commerciale, si abbandonano liberamente a frasi del tipo: magari mi copiassero….
Infine i legislatori e gli organismi pubblici e privati deputati/interessati al contrato alla contraffazione dovrebbero:

  • continuare in azioni dirette ad ampliare l’informazione utilmente raggiungibile in etichetta da parte del consumatore, così come le informazioni basilari su marchi e indicazioni di origine, anche comunitari;
  • diffondere le conoscenze minimali su come leggere le etichette medesime, magari semplificandone la comprensibilità ricorrendo all’uso di ideogrammi colorati il cui significato sia di facile interpretazione;
  • operare nel contrasto dei comportamenti che generano reato a tutto campo, senza farsi ammaliare dalla sirena della scorciatoia metodologica di chi propone di non fare di tutta una erba un fascio. Volendo con ciò significare di concentrarsi solo sugli interventi di contrasto di grande portata - e non sui reati di lieve entità - dato che anche impedire la vendita di contraffatto per strada da parte di un ambulante rappresenta un significativo contributo sul piano etico ed educativo, e non solo su quello legale.