Dominio dei domini e dei siti internet nella diffusione della pubblicità e della contraffazione

10 aprile 2016

Non vi è bisogno di ricordare come oggi frodi e contraffazione si servano delle multi-variegate piattaforme commerciali e dei blog della rete internet per raggiungere inconsapevoli ed ignari acquirenti su base planetaria.

Nonostante le aziende riescano per le vie legali, in Italia anche grazie agli interventi dell’Antitrust - ma sempre più frequentemente anche all’estero - a fare oscurare i siti civetta talora differenziati tra loro solo in base all’estensione del dominio, il fenomeno non può certo (N1) dirsi debellato. Per non parlare del supporto fornito dai siti alla pirateria digitale, resa possibile da quei fornitori di connettività - di più difficile identificazione quando localizzati all’estero - che consentono di accedere illecitamente alla fruizione di programmi audio/video. (N2)

Ebbene, di tutto ciò si è discusso molto negli ultimi tempi, anche e soprattutto sul piano giuridico, mentre è rimasto sottotraccia l’ambito che indirettamente, meglio sarebbe dire “a monte”, rende possibile l’inverarsi di tali eventi. Per analizzare sinteticamente tale ultimo aspetto è necessario un breve excursus sul ruolo dell’ICANN e delle sue modalità operative attuali e prospettiche.

Come noto l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers” è l’organismo statunitense non-profit incaricato di assicurare la sicurezza, lo sviluppo e la stabilità del web e, (più precisamente, citando Wikipedia), “di assegnare gli indirizzi IP ed ha inoltre incarico di identificatore di protocollo e di gestione del sistema dei nomi a dominio di primo livello (Top-Level Domain) generico (gTLD), del codice internazionale (ccTLD) e dei sistemi di root server. Tale funzione era precedentemente svolta prevalentemente dall'ente denominato IANA (Internet A ssigned Numbers Authority) delegato con mandato governativo degli Stati Uniti d'America.” Bisogna riconoscere che, per quanto concerne il contrasto allo spam su internet e al cybersquatting la sezione ICANN si muove da tempo efficacemente, pur tra i vincoli operativi connessi con le diverse legislazioni nazionali con le quali si deve confrontare, ed in particolare disseminando in rete trappole informatiche nell’ottica di catturare – prevedibilmente in tempo utile – lo spam di rete più pericoloso.

Stando alle ultime notizie, sembra ora che si stia augurabilmente sfilacciando del tutto il collegamento istituzionale di ICANN con gli USA, a favore della costituzione di un organismo totalmente indipendente dagli stati Uniti, governato da una assemblea generale nella quale avranno diritto di voto tutti gli stakeholders mondiali direttamente interessati a tali compiti: associazioni, imprese, ricercatori, società civile e governi. Questi ultimi possono ancora oggi fare sentire la loro voce nelle assemblee ICANN, ma solo nella veste di organi consultivi.

Ci permettiamo di dubitare, però, che sia stata questa peculiarità operativa dei governi nazionali in ambito ICANN a fare si che non si sia potuto impedire che venisse concessa la registrazione di due nuovi nomi di domini generici da parte di ICANN, di cui avremmo volentieri fatto a meno; vale dire: .vin e .wine. Si tratta, come tali locuzioni lasciano intendere, di due domini ideali per le case vinicole, ma anche di quanti – non produttori di vino – vogliono venderli sull’online.

In contropartita di tale ipotetico lassismo istituzionale, avremo che le aziende vinicole di Italia, Francia e di altre nazioni UE in generale - notoriamente tra i più grandi produttori di uve e di vini famosi a livello mondiale – potranno venire esposte alla concorrenza, “certamente impropria”, di quanti, cinesi o asiatici, ecc, pur non avendo nè tradizione culturale vitivinicola, né track record produttivi in tal senso - possono comunque preregistrarsi per divenirne i titolari di tali nuovi domini. In considerazione del fatto che il potenziale acquirente online di vino sarà attratto molto più verosimilmente da un sito caratterizzato da tali estensioni, piuttosto che da un semplice .com, .net, .biz, o .xyz. Ci eravamo già occupati di tale problematica, ved. la nostra precedente news a pag 13 e seguenti).

Nell’ottica del domino senza confini, la recente normativa ICANN ha consentito che i nomi degli indirizzi Internet possano terminare con quasi qualsiasi parola in qualunque lingua, potendo in tal modo offrire ad organizzazioni di tutto il mondo l'innovativa opportunità di fare pubblicità al proprio marchio, o prodotto, o servizio di consulenza o causa.

L’importanza di utilizzare la parola giusta per il dominio di un sito da dedicare all’E-commerce o all’E-service è decisamente strategica sul piano del MKT. Tanto per citarne alcuni di quelli recentemente consentiti: .srl, .car, .auto, .family, .shop, .app, .site, .blog, .web, .protection, .store, . law, .abogado, .film, .studio, .trading, .online, .blog, .news, .guru, .broker. ecc, ecc. Inoltre, il fatto di divenire titolare di un nuovo dominio con elevate potenzialità di appeal mediatico-commerciale ha generato un vero e proprio mercato secondario dei domini stessi, con possibilità di guadagnare copiose plusvalenze al momento della sua eventuale cessione a terzi.

Ma tutto ciò ha anche il suo inevitabile lato negativo. In primo luogo, infatti, una cosi’ ampia proliferazione dei gTLD disponibili risultava sconosciuta al 40% dei soggetti statunitensi intervistati nel corso di una indagine di mercato del 2014, mentre per il 75% degli stessi tale proliferazione avrebbe contribuito a generare maggiore confusione sull’utilizzo della rete.

Va da se, poi, che una tale convivenza di nomi di dominio con quella di marchi registrati potrebbe generare problematiche di natura legale, per evitare le quali si è ideata un’apposita procedura di preregistrazione dei gTLD, che descriviamo in base al testo che siamo stati autorizzati a riprodurre parzialmente dal sito www.dominiando.it:

“Ogni mese tante nuove estensioni entrano nella fase di Go Live, possono cioè essere vendute liberamente al pubblico.

Prima di arrivare alla libera registrazione , però, sarà necessario rispettare alcune specifiche fasi di lancio che scandiranno il rilascio di questi nuovi domini generici.

In particolare, tutti i nuovi domini dovranno passare per una primissima fase obbligatoria, detta "Sunrise", un periodo di tempo limitato, della durata di almeno 30 giorni, in cui solo i detentori di marchi registrati e omonimi al dominio da registrare potranno richiedere, in via privilegiata e con un costo aggiuntivo, la registrazione di quel dominio, prima che questo sia venduto al pubblico.

Affinché si possa prender parte alla fase di Sunrise, però, sarà necessario far validare il marchio da un organo terzo indicato dall'ICANN, la Trademark Clearinghouse (TMCH).

La validazione del marchio presso la TMCH è obbligatoria e potrà essere riutilizzata per partecipare (con i label approvati dalla TMCH) a tutti i periodi di Sunrise dei nuovi domini, (finchè il marchio è in vigore e finchè si paga la quota di partecipazione alla TMCH).

Tale procedura, inoltre, attiverà un servizio di notifica che allerterà coloro che hanno fatto validare il proprio marchio dei tentativi di registrazione di un nuovo dominio corrispondente a quel marchio validato, o alle label (etichette) assegnate a quel marchio validato, da parte di terzi.

La fase di Sunrise tende a privilegiare chi ha un marchio registrato ed intende proteggerlo.

Essere iscritti alla TMCH non previene in automatico che terzi possano poi, nella fase di GoLive, registrarsi un dominio corrispondente ad un label depositato, ma per i primi 90 giorni il terzo che tenterà di registrare un dominio corrispondente ad un label depositato dovrà approvare un precisodisclaimer in cui gli sarà comunicato che quel nome a dominio corrisponde ad uno o più marchi registrati. Procedendo ed accettando il disclaimer, in caso di disputa sul dominio da parte del titolare del marchio, il soggetto che ha registrato il dominio non potrà (o avrà più difficoltà) a giustificare la buona fede della sua registrazione.

Ciò significa che un’analisi preventiva della situazione del proprio brand rispetto ai vari nomi a dominio (internazionali e generici) sia auspicabile al fine di porre in essere da subito strategie difensive e sfruttare poi i domini registrati al fine di veicolare contenuti ad hoc alla propria utenza, sfruttando anche i benefici di una migliore indicizzazione nei motori di ricerca.

Inoltre, nell'era di Internet, il dominio può essere paragonato ad un marchio registrato in quanto unico e non registrabile da altri. La necessità di proteggerlo è molto importante a causa della facilità che un terzo può avere nel registrare un dominio con un nome altrui, sia per motivi leciti (caso di omonimia) che illeciti (sfruttamento del marchio da parte della concorrenza, rivendita dei domini a fronte di lauti compensi, fenomeni di phishing,...)”.


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(N1) Nel caso della Cina, ad esempio, queste le raccomandazioni suggerite in un recente studio: ( China Investment Roadmap: The E-commerce Industry - China-Briefing), ai potenziali acquirenti online: -svolgere proattivamente una selettiva e preliminare ricerca dei siti che propongono brands o prodotti similari indicandoli sia in inglese che in cinese; -porre attenzione al fatto che i listini esposti dai venditori, così come al fatto che i prezzi degli stessi prodotti non varino troppo nel tempo, -infine considerare l’ampiezza dei volumi di vendita proposti per tipologia unitaria di prodotto, dato che la vendita di piccoli volumi di prodotti “usati” non risulta illegale.

(N2) Recentemente la Federazione Italiana Editori Giornali – grazie alla procedura online prevista dal Regolamento Agcom - è riuscita a fare rimuovere dal web quasi 30.000 pubblicazioni quotidiane e periodiche rese disponibili illecitamente.