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Più che contraffatto ... "falso"

30 settembre 2016

Di seguito intendiamo dare uno sguardo a quel risvolto morale - ed ad un tempo criminogeno - che si affianca alla contraffazione, rappresentato dal mondo delle  falsificazioni. E, per evidenti ragioni, vediamo di concentrarci sull’ambito maggiormente colpito dai falsi, quello delle opere d’arte, o cosiddette tali.

La punibilità della falsificazione data già ai primordi della legge inglese del 1735 sui diritti d’autore, che qualificava la falsificazione come frode legalmente perseguibile, distinguendola dall’imitazione. Va specificato, al riguardo, che (come spiega il noto critico Roeland Kollewijn: Sole 24 Ore del 26/9/16), il falso non va identificato meramente nella “copia”, quanto piuttosto nell’intenzione del venditore. Dato che un buon falso, più che una “copia” è da considerarsi “un’opera nuova nello stile dell’artista imitato”.

In Italia, per venire ai nostri giorni, il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio..” (DLG n 42/22/01/2004 - (N1)) all’art 178 definisce il significato di Contraffazione di opere d’arte nei seguenti termini:

  • 1. E' punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da euro 103 a euro 3.099:
    • a) chiunque, al fine di trarne profitto, contraffa, altera o riproduce un'opera di pittura, scultura o grafica, ovvero un oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico;
      b) chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello Stato, o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichità, o di oggetti di interesse storico od archeologico;
    • c) chiunque, conoscendone la falsità, autentica opere od oggetti, indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti;
    • d) chiunque mediante altre dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, apposizione di timbri od etichette o con qualsiasi altro mezzo accredita o contribuisce ad accreditare, conoscendone la falsità, come autentici opere od oggetti indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti.
  • 2. Se i fatti sono commessi nell'esercizio di un'attività commerciale la pena e' aumentata e alla sentenza di condanna consegue l'interdizione a norma dell'articolo 30 del codice penale.

Articolo179 - Casi di non punibilità

Le disposizioni dell'articolo 178 non si applicano a chi riproduce, detiene, pone in vendita o altrimenti diffonde copie di opere di pittura, di scultura o di grafica, ovvero copie od imitazione di oggetti di antichità o di interesse storico od archeologico, dichiarate espressamente non autentiche all'atto della esposizione o della vendita, mediante annotazione scritta sull'opera o sull'oggetto o, quando ciò non sia possibile per la natura o le dimensioni della copia o dell'imitazione, mediante dichiarazione rilasciata all'atto della esposizione o della vendita. Non si applicano del pari ai restauri artistici che non abbiano ricostruito in modo determinante l'opera originale.

Le casistiche che notoriamente generano reato in tale ambito di falsificazione possono essere ricondotte all’operato di chi: o realizza fraudolentemente il pezzo, ovvero – dopo avere scoperto che l’opera è un falso – la vende come originale, ovvero di chi  cerca di fare passare come originale un’opera che ha trovato, al fine di poterla vendere ad un prezzo più elevato. 

E, sotto questo profilo, è bene ricordarci che lo stesso artista che ha creato l’opera può trasformarsi in falsario se, appunto, riproducendola e firmandola  a distanza di tempo, ne modifica la data di esecuzione al fine di avvantaggiarsene sotto il profilo economico (perchè magari le opere prodotte in una certa fase temporale della vita dell’artista scontano quotazioni più elevate sul mercato dell’arte).

Chi dovesse comprare un opera d’arte, pur non disponendo della competenza e professionalità di un critico specializzato, dovrebbe comunque cercare di acquisire una conoscenza basilare di alcuni elementi di natura distintiva dell’opera stessa, quali coerenza dei materiali e stile, datazione, firma (N2)  e, soprattutto, certificazioni ed expertises (seppure anche queste possano essere talora redatte con intenti ingannevoli). E’ sempre valida la celebre frase dello storico dell’arte tedesco Friedrich Winkler: “Per affinare la capacità di distinguere ciò che è autentico, il migliore esercizio è riconoscere ciò che è falso”.

Poiché l’opera d’arte è sempre un prodotto che temporalmente esprime il contesto culturale interiorizzato dall’autore, la copia di un quadro prodotta in una epoca diversa, mostrerà inevitabili differenze rispetto all’originale, palesabili sia all’esame con mezzi tecnici (N3) che a quello iconografico, compositivo e del pennelleggio realizzabile dal perito.

Il ruolo del perito che debba decidere dell’autenticità di un’opera  quando l’artista non sia più vivente, deve avvalersi di una competenza specialistica  “dell’artista “, data l’assunzione delle notevoli responsabilità di natura morale, giuridica e finanziaria che i suoi compiti comportano,  soprattutto quando i falsari hanno evitato di copiare opere famose, e quindi facilmente smascherabili, ovvero quando l’estro artistico dell’artista sia diminuito al punto tale da rendere le sue opere difficilmente distinguibili dalle contraffazioni. (N4)

 

Da ultimo si invitano i lettori, interessati a tali aspetti, a visitare gratuitamente a Roma - Palazzo Barberini - fino al 31.10.16, la mostra:  L’Arma per l’arte e la legalità, realizzata in collaborazione tra Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Arma dei Carabinieri e Università di Roma Tre. Contiene una ricca selezione di importantissimi beni recuperati, in Italia e all’estero, dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri; reperti archeologici, documenti di inestimabile valore, dipinti dei pittori più celebri collegati da un solo filo tematico: il danno prodotto dal traffico illecito di beni culturali e l’importanza dell’azione di tutela. Di particolare interesse i reperti che evidenziano come il manufatto rubato sia stato poi alterato con modifiche alla struttura, ovvero mediante smembramento in più parti. I motivi del ricorso a tale alterazione sono da ascrivere alla volontà di renderne più difficoltosa l’identificazione, ovvero ad esigenze di trasporto ed occultamento, quando non al tentativo di aumentarne il valore economico.

Vi è esposto l’esemplare di un manufatto che, per la sua foggia,  nelle intenzioni dei falsari avrebbe dovuto presentarsi come il reperto di un vaso antico, ma che è stato abilmente smascherato.



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(N1) Emanato ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137

(N2) Anche se, apparentemente, risulta il dettaglio più facile da imitare, un perito sa riconoscere la l’impostazione grafologica di una firma famosa. Così come sa individuare incongruenze che emergono dalla trama della tela, la stessa disposizione dei chiodi che la fissano sul telaio, dalle scritte, dai materiali utilizzati dall’artista nel periodo sotto esame.

(N3) Per le opere antiche la dendroconologia consente di accertare l’età secolare di dipinti su tavola o di sculture linee, mentre con la termoluminescenza si riesce a risalire all’età di un manufatto antico, in ceramica, bronzo, ecc. Con il metodo del piombo, invece, si riesce a smascherare la falsificazione di un presunto dipinto antico, dato che tale esame rivela, appunto, l’eventuale presenza di piombo  o di leghe sintetiche, notoriamente presenti  nei colori moderni.  Infine la riflettografia e la radiografia ai raggi X, si rivelano molto utili quando è noto che il quadro era stato oggetto di sovrapposizioni “pentimenti del pittore”, ovvero addirittura dipinto su di un altro.

(N4) In relazione a situazioni di diminutio dei valore artistico delle opere di alcuni maesri, si  può citare il caso del famoso falsario ungherese di quadri di impressionisti Helmir de Hory. Al processo in cui fu accusato di avere messo in circolazione migliaia di quadri falsi, risulta che -  incredibilmente - gli esperti del tribunale abbiano giudicato i suoi falsi disegni di Matisse più belli di quelli originali creati dall’artista nel suo ultimo periodo.