Novita’ in tema  di  contraffazione,  dall’indagine  a livello  planetario,  OCSE-EUIPO (seconda parte) 

30 settembre 2016

Continuiamo con l’analisi degli elementi salienti dell’indagine in titolo, soffermandoci sulle variegate forme di trasporto dei prodotti contraffatti.

Può sorprendere – da questo punto di vista – che i maggiori sequestri in termini percentuali (62%) si siano concentrati sulle spedizioni postali, seguite da quelle per trasporto aereo (20%) e marittimo (9%).

Modesto anche il numero dei pezzi di ogni spedizione: “The sizes of seized shipments tend to be small: shipments with fewer than ten items accounted for about 43% of the total number of shipments, on average. This corresponds to the fact that postal parcels are the most popular conveyance method of counterfeit and pirated products”.



(Il numero tra parentesi corrisponde all’Harmonised System category number, mentre il successivo è il GTRIC-p )


Inoltre anche le diverse possibili combinazioni di rotte di transito facilitano il passaggio dai paesi “tipicamente produttori” di contraffatto a quelli che possiamo definire “tipicamente acquirenti”, anche se l’indagine chiaramente dimostra che le citate  connotazioni sono entrambe presenti nella generalità dei casi, seppure con diverse intensità caratterizzanti. (N1)

In particolare, il ricorso alla triangolazione tra nazione di produzione, nazione di transito e nazione di destinazione consente evidentemente di facilitare l’elusione dei controlli doganali in molti paesi esteri. Tanto che la stima del complesso (N2) indice GTRIC-e (ved prima parte dell’articolo) indicato nell’indagine: “presents key provenance economies of counterfeit trade, i.e. economies where the actual production of infringing goods is taking place, and economies that function as a point of transit through which infringing goods pass. Counterfeiters and pirates tend to ship counterfeit products via complex trade routes, using several transit points. This is done for several reasons, including:  “Cleansing” of all the documents and camouflaging the original point of production and/or departure.  Establishing distribution centres for counterfeit and pirated goods (e.g. in free trade zones), and for transhipping them in smaller orders to their final destination points. Processing of products, usually in the free trade areas, often by adding counterfeit trademarks  and/or  repackaging or re-labelling goods.   Consequently, in most cases it is difficult for customs officers to determine the “producing economy”, not only because of document cleansing, but also because the actual process of counterfeiting may not take place in the same economy as the production of a given good. A given product may be produced in one economy, however its labelling with counterfeit logos or packaging into trademark-infringing packages may take place in another economy that is closer”.

 I curatori dell’indagine in parola si sono poi spinti anche a stimare (indice GTRIC-p-  per il quale vale la nota N2)  il grado di maggiore rischiosità relativa alla contraffazione per ambito industriale, (ovvero propensione di un prodotto ad essere contraffatto più di altri): “A high GTRIC-p score implies either that a given product category contains high values of counterfeit and pirated products in absolute terms (e.g. USD), or that a large share of imports from that product category are counterfeit and pirated products”.

Contrariamente a quanto si è spesso indotti a pensare, l’abbigliamento di capi non in pelle in tale graduatoria di rischiosità è preceduto da quello degli orologi (primo posto), dei capi in pelle, dalle calzature in generale, dei profumi e dei giocattoli.

Per avvicinarci ad una focalizzazione di tale problematica  più vicina alla situazione del nostro paese, è necessario ricorrere ai dati dell’indagine specificatamente stimati per la sola area UE, ed osservare come la graduatoria dei paesi produttori del contraffatto, che entra nella UE, in parte diverga da quella valida a livello mondiale.

Risulta infatti che, mentre nel caso dei macchinari e strumenti elettrici, e dei tessili in generale, risulta più esposta al rischio di import di contraffatto l’area planetaria, invece i prodotti di gioielleria,  e soprattutto  quelli della strumentistica ottica e medicale si conferma il contrario. La conseguenza, per dirla con le parole del rapporto è che: “The relatively larger share of counterfeit instruments in EU imports suggests that counterfeiters have, to some extent, successfully managed to infiltrate the production processes of EU industries. Given the large complexity of global value chains, this is likely to lead to great risks when low quality counterfeit products enter production as intermediary inputs. Moreover, these risks may then emerge in other industry sectors that rely on the production processes that use these counterfeit intermediary inputs 

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(N1) Va da se che, per specifici tipi di prodotti, il transito all’estero diventerebbe molto difficoltoso - e forse non necessario - se il mercato  locale o nazionale dovesse risultare comunque sufficiente a garantire margini di redditività al contraffattore. Potrebbe essere questo il caso dell’incredibile contraffazione del latte in India, citato da: https://www.securingindustry.com/food-and-beverage/-fake-milk-factory-shut-down-in-india/s104/a2888/#,  newsletter del 5/08/2016: Fake milk factory shut down in India - A factory producing thousands of litres of counterfeit milk a day has been shut down in India by local enforcement agenzie”. E d’altra parte circola da tempo la notizia che la morte del cantante Prince sia stata causata dall’assunzione di compresse contraffatte di antidolorifici conteneti fentanyl.

(N2) Per meglio comprendere la  struttura statistico economica  dell’ indice GTRIC-e si consideri che: “is a weighted value of two sub-components: the value of exports of counterfeit and pirated products from that economy in absolute terms, and the share of trade in counterfeit and pirated products from that economy”.